Se qualcuno dei nostri lettori è riuscito a vedere in qualche festival, oppure a recuperarlo in dvd, il noir urbano “Bangkok Dangerous” (id., 1999), splendido esordio alla regia della coppia Oxide e Danny Pang, capirà perfettamente perché la nostra delusione nel vederli caduti così in basso è ancora più cocente. Se qualche sconosciuto regista asiatico avesse sfornato questo insensato pasticcio horror/parodia, probabilmente avremmo semplicemente cassato “The Eye – Infinity” come giochino mancato. Già il primo accettabile episodio ed il bislacco e poco incisivo secondo ci avevano fatto storcere il naso, memori della potente vena visiva che i fratelli Pang avevano saputo regalarci con il loro primo lungometraggio diretto a quattro mani.
Il terzo – e speriamo ultimo – capitolo della serie ghost/horror che li ha resi famosi questa volta sembra decisamente virato verso l’autocitazionismo eccessivamente compiaciuto, quando non verso la smaccata parodia del genere. Riassumere la storia è pressoché inutile, tanta è la pochezza dell’ossatura che dovrebbe muovere la vicenda dei soliti ragazzi che si appropriano del solito libro in grado di metterli in contatto con i soliti fantasmi che, se invocati in malo modo, diventano riottosi e malevoli. Tutto qui, vi chiederete? Purtroppo si. La novità stavolta dovrebbe consistere nel fatto che gli spiritelli inquieti vengono combattuti a suon di rumorosi peti (ahime, non sto scherzando), e ci si dovrebbe quindi divertire a vedere messi alla berline quegli stessi stilemi che ci facevano prima saltare di paura sulla poltrona della sala. Ovviamente ciò non accade, e quello che rimane è un sentimento vacuo di annoiata incredulità. A parte qualche bella sequenza – una all’inizio desta senza dubbio l’attenzione dello spettatore – “The Eye – Infinity” è un calderone di banalità inframmezzate da cadute di tono che si muovono sul terreno scivoloso del pecoreccio.
I fratelli Pang sembrano proprio aver perso la bussola del loro cinema, all’inizio lucido, tagliente e raffinato, ed ora invece confuso, approssimativo quando non dilettantesco. L’uscita estiva di questa ennesima ghost-story asiatica potevano sinceramente risparmiarcela, sia agli spettatori comuni che a noi ex ammiratori della “strana copia di registi”.




venerdì 11 agosto 2006
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lunedì 31 luglio 2006
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