Fin da piccolo Ricky Bobby è stato abituato a lottare per essere il numero uno, ed il solo modo che conosce per farlo è la velocità. Ed infatti da grande è diventato un campione assoluto nelle corse Nascar. Assolutamente incapace a perdere qualsiasi gara, il re delle quattro ruote è aiutato dall’amico Cal Naughton (John C. Reilly), che gli lascia vincere ogni competizione e si accontenta dell’eterno secondo posto. Tutto sembra filare liscio, finché sulla scena non appare il campione francese Jean Girrard (Sacha Baron Cohen), deciso a strappare a Bobby lo scettro della velicità. Infortunato al braccio, abbandonato dal team, tradito dal suo amico Cal, Ricky si troverà a dover ricominciare da zero per tornare ai massimi livelli. Ad aiutarlo, la sua sgangherata famiglia ed un’impacciata ma fedele segretaria, Susan (Amy Adams).
Evidentemente la necessità del pubblico americano di confrontarsi con una comicità intelligente e costruttiva è definitivamente svanita. Almeno, a giudicare dagli ultimi campioni d’incasso che sono scaturiti dall’ultima estate: prima è arrivato l’avvilente “Cambia la tua vita con un click” (Click, 2006), adesso tocca a questo sopravvalutato “Ricky Bobby”. Che dire? Speriamo che questo fenomeno di brutalizzazione di uno dei generi più prestigiosi dell’industria hollywoodiana sia soltanto passeggero.
Il nuovo successo targato Will Ferrell & friends è totalmente improntato non sul non-senso, ma più precisamente sulla mancanza di esso. Le varie scene si susseguono proponendo situazioni non perfettamente comprensibili, che ci mostrano personaggi inconcludenti che parlandosi addosso dovrebbero farci ridere a crepapelle. Mah…
C’è da precisare che in questo particolare tipo di comicità che chiameremmo impropriamente “situazionale” il doppiaggio non può assolutamente restituire le inflessioni ed il senso preciso di molte battute. “Ricky Bobby” è probabilmente molto penalizzato dall’adattamento dei dialoghi nella nostra lingua, ma ciò non può bastare come scusa per uno spettacolo troppo povero a livello di idee e di contenuto. Tutto si regge sulla simpatia e la capacità istrionica degli attori, che però faticano non poco a risultare simpatici muovendosi in un tale vuoto pneumatico. Will Ferrell ci mette la solita fisicità, mentre Sacha Baron Cohen una spudorata faccia tosta che a nostro avviso lo renderà uno dei comici più importanti del prossimo futuro. Tutto il resto è quasi inesistente.
L’unica consolazione che pellicole come “Ricky Bobby” possono regalare è che, vista la tendenza verso il basso che tali prodotti stanno confermando, il lavoro di grandi ed intelligenti attori comici come ad esempio Jim Carrey troverà finalmente la giusta considerazione. Chi avrà ancora il coraggio, anche in America, di non riconoscerne la genialità, anche se non necessariamente paragonata con la pochezza di opere come quest’ultima di Ferrell?


John C. Reilly
Will Ferrell
Sacha Baron Cohen

