Sono gli anni ’70; educata in un ambiente oltremodo conservatore e bigotto, affetta da una particolare forma d’epilessia e in continuo conflitto con la madre troppo oppressiva-apprensiva, Michaela trova la forza di annunciare ai suoi che frequenterà l’università a Tubingen a qualunque costo. Dopo averle dato appena un assaggio di libertà, il sogno si dissolve: Michaela comincia a sentire voci e suoni, prede l’appetito ed entra in conflitto spirituale al punto di non riuscire più a toccare il crocefisso.
Ispirato
ad una storia vera, il film di Hans-Christian Schmid se ne discosta per
potersi liberamente muovere dentro l’universo emotivo dei personaggi che
ruotano intorno alla figura della malata e che cercano tutti, senza crederci
sul serio, una soluzione per guarirla. Il fantasma dell’esorcismo s’insinua
lungo tutto l’arco della vicenda per poi diffondersi lentamente, sia per
l’impotenza di genitori ed amici che per l’assurdo volere della stessa Michaela.
Pur facendoci chiaramente capire la sua posizione contraria rispetto all’esorcismo (ancora attualmente praticato), Schimd riesce tuttavia a non semplificare gli stati d’animo controversi e dubbiosi dei suoi protagonisti, sempre incerti su cosa sia giusto o sbagliato. Soprattutto, s’insinua sottile una riflessione circa le cause possibili - per nulla soprannaturali - dei deliri di Michaela.
Il
ruolo della protagonista è interpretato da Sandra Huller, attrice al suo
debutto cinematografico e già
meritatamente vincitrice dell’orso d’argento al festival di Berlino. La colonna
sonora è interamente composta da canzoni di quegli anni, come il precedente “Distant
lights” (2003). Ne risulta un film
realistico, per nulla scontato, che non eccede per colpire e capace di
affrontare tante tematiche difficili senza generalizzazioni.




giovedì 16 novembre 2006
ore 12:14