Secondo film italiano in concorso, questo secondo lungometraggio di Emanuele Crialese ha sicuramente unito critica e pubblico, ed a buon diritto. Si tratta infatti di uno dei migliori lungometraggi presentati a questa tutto sommato deludente rassegna veneziana, e meriterebbe senz’altro una segnalazione nella premiazione finale.
Già con l’esordio di “Respiro” (id., 2002) l’autore aveva saputo trovare una sua forma filmica pienamente riconoscibile, in grado di fondere con armonia un realismo di fondo con echi poetici di forte impatto emotivo. Con questa seconda opera il Crialese ha sicuramente alzato il tiro, decidendo di raccontare l’odissea di una famiglia siciliana che ad inizio del secolo scorso decide di affrontare il viaggio dal loro paesino verso gli Stati Uniti, il “Nuovo Mondo” che il titolo del film amorevolmente storpia. Le vicende di questo gruppo di contadini si muoveranno insieme a quella di una bella gentildonna inglese, Lucy (Charlotte Gainsbourg), caduta in disgrazia e decisa a fuggire dal passato.
Un film in costume dunque, che però non si perde dietro i rischiosi e sterili ricalchi della messa in scena, ma segue con partecipazione i personaggi e le loro psicologie, tanto semplici quanto vere e commoventi. Crialese dirige con mano sicura ma mai invasiva, anche quando nella seconda parte sembra in alcuni punti scivolare in un certo manierismo; “Nuovomondo” si muove sul binario preciso della ricostruzione intimista, e quando poi mostra i sogni inconfessati e le fantasie quasi infantili del protagonista Salvatore (Vincenzo Amato), il film si accende con momenti di vera poesia cinematografica. Se dobbiamo trovare un referente cinematografico a questa sottile ma penetrante poetica dell’autore, potremmo forse rintracciarla nel cinema dei fratelli Taviani, soprattutto quello più ispirato de “La notte di San Lorenzo” (id., 1982). Oltre che ad una Gainsbourg che ormai ha trovato una sua precisa dimensione d’attrice, bisogna poi assolutamente segnalare la bellissima performance di un gruppo d’interpreti commoventi.
Stilisticamente molto curato, “Nuovomondo” ha il pregio di essere sia opera realistica che poetica, e ciò grazie ad un tocco personale che il Crialese sembra poter padroneggiare con grande duttilità. Sia a livello formale che nella pregnanza dei contenuti, il film convince senza riserve, anche in virtù di una sceneggiatura sobria ed allo stesso tempo densa di rimandi più metaforici ma non retorici. In poche parole un film molto bello, che conferma il talento di Crialese e ne afferma la capacità di cimentarsi con produzioni anche più impegnative. Da applauso.




martedì 10 ottobre 2006
ore 12:51
martedì 10 ottobre 2006
ore 12:51