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Un'opera gentile e molto ben equilibrata, incentrata su un protagonista sfaccettato e toccante. Convince l'esordio dietro la macchina da presa del musicista Federico Zampaglione

Nero bifamiliare

Un'opera gentile e molto ben equilibrata, incentrata su un protagonista sfaccettato e toccante. Convince l'esordio dietro la macchina da presa del musicista Federico Zampaglione

Ecco un esordio dietro la macchina da presa che finalmente lascia ben sperare, anche se probabilmente la maggior parte della critica italiana non se ne accorgerà. Già, perché e ben vedere la scelta estetica di Zampaglione è piuttosto arrischiata: adoperare come costante visiva la lente deformante del grottesco per raccontare una storia che però non ha l’anima della commedia nera, né sembra volerla avere. “Nero bifamiliare” si muove più verso i canoni dell’operetta morale, incentrata sulle vicissitudini materiali e soprattutto psicologiche di un “loser” in costante ricerca di riscatto, il quale soffre più o meno giustamente di una forte mania di persecuzione: basta trovare un capro espiatorio, una causa esterna, magari un vicino straniero e chiassoso, e la sfortuna e le nostre mancanze divengono subito colpa di qualcun altro.    

L’intelligenza di Zampaglione sta nel tenere sempre presente cosa sta veramente raccontando, e quindi di non esagerare mai nell’eccesso di “forma”: il film si mantiene costantemente in equilibrio sui binari di una messa in scena abbastanza caratterizzata ma mai sconfinante nel macabro o nell’orrido: anche nel pre-finale, quando sembra che il gusto splatter possa far sterzare inopinatamente i toni anche estetici del lungometraggio, si tratta invece di un passaggio temporaneo quanto necessario. Molto calibrato anche il ritmo della narrazione, fluido e capace di resistere alla tentazione di inutili e vorticose accelerazioni. Ottima anche la scelta dei due protagonisti: la Gerini torna finalmente a regalarci una bella interpretazione dopo “Non ti muovere” (id., 2004); la vera sorpresa è però un Luca Lionello perfetto per il proprio ruolo: un attore che sembra aver fatto della recitazione stralunata e sottilmente stilizzata la sua matrice prima, adopera tutte le sue potenzialità per costruire un personaggio apparentemente bloccato, che lascia trasparire tutta la sua confusione interiore proprio attraverso l’assenza (apparente) di emozione. Probabilmente si tratta di una felice commistione tra figura da interpretare e caratterista adatto per essa: rimane comunque il fatto che Lionello in “Nero Bifamiliare” lascia il segno. 

Ben cadenzato anche se imperfetto, il film ha pure almeno un paio di difetti, che vanno riscontrati in alcune insistenze della macchina da presa dirette verso la protagonista e in una circolarità di racconto che nel finale si rivela forse troppo didascalica. Per il resto però l’esame come novello regista è stato brillantemente superato dal musicista Zampaglione. Se si riesce a penetrare la superficie grottesca della messa in scena, ci si accorge che “Nero bifamiliare” è un’operina gentile e molto ben equilibrata, incentrata su un protagonista sfaccettato e toccante, capace di raccontare tutto un mondo interiore proprio attraverso la propria impossibilità a farlo uscire.
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COMMENTI:
  • Marcello
    domenica 13 maggio 2007
    ore 17:30
    tra icone e matti mica c ho capito niente de sto film a zmpaglo' che te sei fumato.scherzi a parte molto americano come genere cosi' manno detto
  • Massimo
    giovedì 3 maggio 2007
    ore 17:37
    a me mica è dispiaciuto sto filmetto la segretaria era un "icona" bella e sfuggevole.la leone è stata mitica per me la migliore. non è stato male zampagnone

  • domenica 22 aprile 2007
    ore 22:53
    confuso coma film,personaggi che non avevano un senso.cioè,la crisula stafida per esempio?a che serviva?non ha parlato.si è vista poco.che senso aeva metterla nel film.far vedere come muove bene il sedere?bella per carita'.ma inutile.e la cinzia leone?ma lo sapeva di non essere in teatro?boh..tutto molto.troppo confuso.
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