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Film

Una pletora di bravissimi attori inglesi, una confezione inappuntabile e per la prima volta alla regia lo sceneggiatore più osannato degli ultimi anni, Richard Curtis, autore di "Quattro matrimoni e un funerale", "Notting Hill", "Bridget Jones".

Love Actually

Una pletora di bravissimi attori inglesi, una confezione inappuntabile e per la prima volta lo sceneggiatore più osannato degli ultimi anni, Richard Curtis, dietro la macchina da presa: "Quattro matrimoni e un funerale", "Notting Hill", "Il diario di Bridget Jones".

Regia di Richard Curtis
Con Hugh Grant, Liam Neeson, Keira Knightley, Emma Thompson

Un premier inglese da sogno (Hugh Grant), come può esserci solo nei film: bello, spiritoso, capace di far sentire la sua voce sopra quella del Presidente degli Stati Uniti (un Billy Bob Thornton impomatato e mandrillo) e, soprattutto, sensibile al fascino di una donne in carne (Marine McCutcheon, separata alla nascita con Monica Lewinski). Una rock star (Bill Nighy, il migliore) che dopo la droga e il declino riscopre l'ebrezza del successo con una canzone che lui stesso definisce una vera schifezza. Un vedovo (Liam Neeson) che finalmente impara a conoscere il suo figliastro undicenne alle prese con i primi affanni amorosi. Karen, una Emma Thompson che a cinquant'anni scopre di essere grassa: «Gli unici vestiti che mi entrano sono quelli smessi da Pavarotti», sospira mentre il marito (Alan Rickman) è in piena tempesta ormonale per la sua segretaria. Uno scrittore (Colin Firth, un po' imbolsito dopo Bridget Jones) mollato dalla fidanzata che scopre come l'amore possa parlare anche lingue sconosciute. Il testimone di nozze innamorato della bionda sposa (Keira Knightley) del suo migliore amico che, per dichiararsi, la notte di Natale usa un modo geniale: uomini a corto di idee, imparate. E poi un esilarante Mr.Bean (Rowan Atkinson) nei panni di un commesso di Harrod's alle prese con un complicato pacchetto. Sul finale anche una piccola apparizione di Claudia Schiffer, in versione acqua e sapone.
Nove storie d'amore, tradimento, paura, tenerezza sullo sfondo di una Londra sempre più bella, moderna, di tendenza, infiocchettata cinque settimane prima di Natale. Una pletora di bravissimi attori inglesi, una confezione inappuntabile e per la prima volta lo sceneggiatore più osannato degli ultimi anni, Richard Curtis, dietro la macchina da presa: "Quattro matrimoni e un funerale", "Notting Hill", "Il diario di Bridget Jones", queste le sue deliziose creature, ma "Love actually" dovrebbe essere l'apoteosi, la summa della commedia del nuovo millennio, un po' romantica, un po' demenziale, un po' sadica, un po' già vista.
Un film da code ai botteghini, furbo quanto basta per diventare il tormentone natalizio. Un film che non fa male a nessuno, liscio come l'acqua. Dove tutti in fondo si riconosceranno, perché sono storie così banali e quotidiane che possono accadere a chiunque (oddìo, speriamo che non troviate nell'impermeabile di vostro marito una collana a cuore e sotto l'albero, invece, un Cd).
Il regista dal cuore d'oro afferma senza dubbio alcuno: «Vedo amore dappertutto». Beato lui.
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