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Uno dei film piu' attesi nella storia del cinema. Il ritorno di Martin Scorsese. Con Leonardo Di Caprio, Daniel Day Lewis e Cameron Diaz. Meravigliose le scenografie di Dante Ferretti.

Gangs of New York

Uno dei film piu' attesi nella storia del cinema. Il ritorno di Martin Scorsese. Con Leonardo Di Caprio, Daniel Day Lewis e Cameron Diaz. Meravigliose le scenografie di Dante Ferretti.

Il Circo di satana, una cava oscura. Prostitute senza denti che si aggirano, uomini vestiti di stracci che scommettono su chi sopravviverà nello scontro tra un cane e dei topi, un vaso davanti al bancone dove vengono gettate orecchie e nasi, orrendi trofei strappati ai nemici. E fuori, case fatiscenti, strade polverose, caverne dove spartirsi il bottino, una luce fumosa, che tutto pervade.
E' il medioevo? No, siamo a New York, nel1863.
La città come non l’avete mai vista, la città che Martin Scorsese ama alla follia, spesso protagonista assoluta dei suoi film, trasformata, trasfigurata, allucinata e notturna in «Taxi Driver», cruda e autobiografica in «Mean Streets». E’ la protagonista anche di «Gangs of New York», il suo film più sognato e desiderato. Più epico e spettacolare.
Nel 1970, Marty trova a casa di amici il libro di Herbert Asbury sul sottobosco criminale della Grande Mela, sui Five Points, quartiere malfamato nel Lower East side, la culla delle gang, e qui ambienta la storia di Bill il Macellaio (Daniel Day Lewis) e Amsterdam (Leonardo Di Caprio), sulla sfondo di una delle pagine di storia americana più nascoste, finite «sotto il tappeto»: la guerra civile e i «draft riots», i quattro giorni di scontri a New York contro la chiamata alle armi, i più violenti della storia Americana.
Amsterdam, immigrato irlandese, vede il Macellaio trucidare suo padre nella lotta tra i Nativi (inglesi) e i suoi connazionali. Uscito dal riformatorio cerca vendetta, diventa il braccio destro del suo nemico, gli salva la vita, gli fa credere di essere come un figlio, ma non dimentica.
Al fianco di Amsterdam c’è Jenny (Cameron Diaz), un po' ladra, un po' puttana, anche lei unita al Macellaio da un torbido legame.
Lo scontro tra i due uomini è solo una parte del film. Scorsese ha soprattutto l’ambizione di ricordare agli americani, che polvere erano e polvere potrebbero tornare, e che questo è un passato nemmeno troppo remoto.
Molta violenza, tanto sangue e una bestialità quasi primitiva. Tutti i protagonisti, anche il potente politico, poliziotti, pompieri, fanno parte di questo brutale calderone, dove per vincere alle elezioni bastano«buoni scrutatori» ma il vincitore, se non è gradito, può essere massacrato a colpi di mazza.
Bill e Amsterdam vivono la loro storia personale, di amore e odio, come due eroi antichi, con il loro codice d’onore. Bravissimo Daniel Day Lewis a fare il leader dei pezzenti, attaccati a una terra straniera per tutti, precursori di quel patriottismo cieco che ancora avvelena l’America.
Elegante e sexy nei pantaloni a quadri, su questo terreno batte Di Caprio che lo contrasta con improbabili treccine afro. Se Oscar deve essere, difficile negarlo allo scenografo italiano Dante Ferretti. La scena alla pagoda cinese, bordello e fumeria d’oppio, emoziona per la sua bellezza: gabbie di bambù volteggiano nell’aria offrendo ragazze al pubblico mentre sotto Bill lancia coltelli intorno al corpo di Jenny. Straordinario esempio di erotismo estetico.
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