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Il ritorno del talentuoso Danny Boyle, il regista di Trainspotting, con un horror fantascientifico.

28 giorni dopo

Il ritorno del talentuoso Danny Boyle, il regista di Trainspotting, con un horror fantascientifico.

Londra completamente deserta, non un anima, un ragazzo con un camice verde da infermiere e un sacchetto di plastica, vaga sul ponte di Westminster.
Musica a tutto volume e intorno il nulla. Né auto, né persone, per terra rovesciati souvenir del Big Ben e intorno incombente l'architettura gotica e ultra moderna della città. Trafalgar Square deserta, al centro solo foto, biglietti, persone che cercano persone, un doloroso richiamo alle due torri (anche se questa scena è stata girata molto prima dell'11 settembre). E' la fine del mondo e ha un sapore quasi rilassante, il silenzio, l'idea di essere sopravvissuti e padroni. E soprattutto il privilegio di essere soli al mondo. Danny Boyle, il regista di Trainspotting, nel suo ultimo film, «28 giorni dopo», immagina una Gran Bretagna devastata da un'epidemia contagiosa, che da un gruppo di scimmie rabbiose, costrette ore davanti a video di atrocità quotidiane, si trasmette agli uomini attraverso il contatto con il sangue. Quattro sopravvissuti: Jim (perfetto con lo sguardo ingenuo e spaurito Cillian Murphy) il ragazzo che si risveglia in ospedale dopo un coma e scopre che il mondo è scomparso, Selina (Naomie Harris) una farmacista trasformata per necessità in guerriera, un padre vedovo, Frank, con la figlia adolescente Hannah, cominciano su un taxi un viaggio allucinante nel nulla, verso Manchester, alla ricerca di un fantomatico presidio militare che avrebbe la cura contro il contagio. Arrivati tra mille pericoli, i quattro trovano un castello dagli arredi meravigliosi, quadri del Pisanello, e un gruppo di militari allo sbando capeggiati dal sadico Henry. La sorpresa non è piacevole.
Livido, allucinato, girato in digitale, ma anche grondante di humour inglese. Sembra di essere finiti in un romanzo di JP Ballard o di HG Wells, ma ha anche molto del fumetto anni '70, con gli infetti dagli occhi rossi, che sembrano zombie di un film di Lamberto Bava. Senza effetti speciali, le scene di Londra deserta sono vere, la troupe si è alzata per settimane all'alba per trovare la città come la vediamo. La sceneggiatura è di Alex Garland, l'autore di «The Beach», post-nucleare ma anche divertente. Come quando Jim, dopo che si è trovato ad affrontare una turba di appestati in una chiesa, terrorizzato scappa e si trova davanti due sopravvissuti, vestiti da guerrieri dell'Apocalisse. Tremante, sconvolto, è costretto a sorbirsi una barzelletta demenziale.
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COMMENTI:
  • Benedetta
    lunedì 25 agosto 2003
    ore 18:19
    <28 giorni dopo> è il rifacimento dii uno sceneggiato degli anni 77/78 ... : guadate e giudicate Voi!
  • Marta
    martedì 1 luglio 2003
    ore 9:48
    Volevo fare un commento sul film "28 giorni dopo" che ho visto ieri sera; é stato il film più schifoso e disdicevole che abbia mai visto, non riesco a capire come sia stato possibile farlo uscire nelle sale cinematografiche, forse il regista (molto ignorante), dovrebbe fare una chiaccherata con tutte quelle persone che hanno subito certe "cose". Spero che non faccia successo, anzi che non vada più nessuno a vedere questo film, insomma uno schifooooooo
  • Marta
    martedì 1 luglio 2003
    ore 9:48
    Volevo fare un commento sul film "28 giorni dopo" che ho visto ieri sera; é stato il film più schifoso e disdicevole che abbia mai visto, non riesco a capire come sia stato possibile farlo uscire nelle sale cinematografiche, forse il regista (molto ignorante), dovrebbe fare una chiaccherata con tutte quelle persone che hanno subito certe "cose". Spero che non faccia successo, anzi che non vada più nessuno a vedere questo film, insomma uno schifooooooo
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