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Sedici direttori della fotografia italiani in mostra al Guggenheim di New York

'Conversazioni fra luce ed ombre'

'Conversazioni fra luce ed ombre'

"Il direttore della fotografia è colui che entra in una stanza buia e, avendo letto la sceneggiatura, deve illuminare quella stanza."


Qual è l’apporto artistico del direttore della fotografia in un film? Che rapporto c’è tra questi e il regista? E perché i più richiesti al mondo sono italiani? A queste e ad altre interessanti domande cercherà di rispondere l’organizzazione del Solomon R. Guggenheim Museum di New York che, insieme alla collaborazione di Edizioni Olivares (anche editore del catalogo, curato da Antonio Monda e Maria-Christina Villasenor), della Fondazione Scuola Nazionale di Cinema (alla quale il progetto Cinema Forever – Capolavori Salvati di Mediaset ha prestato alcune pellicole restaurate) e di Italia Cinema, ha aperto oggi al pubblico una splendida esposizione di opere cinematografiche, italiane e non, che si protrarrà fino al 28 luglio 2001.
Ci troviamo di fronte ad un evento unico nella storia del museo newyorchese, che ci propone 16 direttori italiani della fotografia, rappresentati da due film ognuno, uno italiano e l’altro straniero. Nella carrellata delle 32 opere in mostra, abbiamo titoli che vanno da “Apocalypse now” di F. Ford Coppola (fotografia di Vittorio Storaro - film che inaugura, nella sua versione restaurata, il gran gala di questa sera), a “La dolce vita “ di Federico Fellini (fotografia di Otello Martelli), a “Radio Days” di Woody Allen (Carlo Di Palma), per ritornare a capolavori quali “Umberto D” di Vittorio De Sica (Aldo Graziati), “Ossessione” di Luchino Visconti (Aldo Tonti) e “Mamma Roma” di P. Paolo Pasolini (Tonino Delli Colli). Accanto a queste pellicole così belle, alcune presentate nella versione restaurata dal progetto “Cinema Forever”, non mancano film più recenti, quali “The Insider” di Michael Mann (Dante Spinotti) e “Titus” di Julie Taymor (Luciano Tovoli).
La rassegna, che prende il nome di “Conversations Between Shadows and Light”, è espressamente indirizzata all’analisi della direzione della fotografia e cerca di scavare nel profondo dell’importanza che questa ha nella realizzazione di un film, di valorizzare le capacità artistiche e tecniche dei direttori di fotografia e di diffondere il messaggio di cui la fotografia di un film si fa portavoce.
La tecnica d’illuminazione, il differente utilizzo di bianco e nero o colore, la creatività e la metodologia di lavoro di ciascuno di questi 16 maestri della fotografia, hanno contribuito a valorizzare opere di registi così diversi tra loro per stile ed espressione artistica.
“Conversations Between Shadows and Light” analizza due canali molto importanti del processo registico: il rapporto esistente tra il regista e il direttore della fotografia e la relazione esistente tra questi e la storia da realizzare.
La rassegna è suddivisa in tre sezioni: la prima, dal titolo “Collaborazioni con registi italiani”, approfondisce le reciproche influenze tra direttori della fotografia e registi italiani, in particolare Michelangelo Antonioni, Federico Fellini, Bernardo Bertolucci, Sergio Leone, i fratelli Taviani, Vittorio De Sica, Roberto Rossellini e tanti altri. La seconda, “Collaborazioni con registi internazionali”, studia il rapporto tra i direttori della fotografia nostrani e i registi internazionali. Si analizzano così registi come Robert Altman, Roman Polansky, Michael Mann, John Huston, King Vidor, Bob Fosse. La terza ed ultima sezione, dal titolo “La nuova generazione”, è invece dedicata alle nuove leve, ai giovani direttori di fotografia emergenti, tra cui spicca un bravo Luca Bigazzi.
Con queste conversazioni tra ombre e luci ci troviamo ad attraversare l’intera storia del cinema mondiale, seguendo un itinerario tutto italiano che, in questa occasione, ci rende orgogliosi di aver dato i natali a maestri della luce e del colore di tale entità. E questo gioco di luci e ombre sembra essere stato volontariamente affiancato alle opere pittoriche presenti nel museo, che a volte sembrano avere incredibili nessi con i fotogrammi illuminati ad arte dei film in proiezione.
E visto che l’Italia ha avuto la sua importanza nell’organizzazione di questo magnifico evento cinematografico, non ci resta altro che attendere che la rassegna entri nelle nostre città.


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