A tratti divertito e sorridente, in altri momenti serio e incisivo; comunque trasportato e loquace. Presidente della Giuria del prossimo Festival di Cannes, Quentin Tarantino ha ribadito con Kill Bill 2 la sua grande passione per il cinema.
A tratti divertito e sorridente, in altri momenti serio e incisivo; comunque trasportato e loquace. Presidente della Giuria del prossimo Festival di Cannes, Quentin Tarantino ha ribadito con Kill Bill 2 la sua grande passione per il cinema.
Il genio di Quentin
A tratti divertito e sorridente, in altri momenti serio e incisivo; comunque trasportato e loquace. Presidente della Giuria del prossimo Festival di Cannes, Quentin Tarantino ha ribadito con Kill Bill 2 la sua grande passione per il cinema.
Poi il geniale Quentin è tornato serio, anzi serissimo, quando gli è stato chiesto se era consapevole di essere diventato un regista di culto. "Dopo Pulp Fiction mi sono accorto di avere dato vita ad un genere che non esisteva prima e che subito dopo ha generato moltissime pellicole che tentavano di imitare i miei dialoghi, il mio montaggio, l'utilizzo della musica, duplicando l'uso della violenza esagerata e della commedia. E' una cosa che mi ha regalato una grande emozione. E' un po' quello che è successo a Sergio Leone con altri registi che, però, come Sergio Corbucci io non considero degli imitatori, ma sullo stesso piano. Tra i registi che so di avere ispirato sicuramente quello che preferisco è Guy Ritchie. Lo considero un grande autore". Quindi ha nuovamente ribadito il suo grande ed incondizionato amore per il cinema, motore primo di ogni sua ispirazione: "Credo che i migliori registi siano quelli più appassionati e fanatici di cinema. Io stesso, proprio in virtù di questo grande amore universale per il cinema, non mi considero un cineasta americano, ma un regista che fa i film per l'intero Pianeta Terra".
Quindi la conversazione si è incentrata in modo più specifico su Kill Bill Vol.2 e sulla genesi e la fascinazione di un personaggio come quello interpretato da Uma Thurman. "Chiunque impugni una spada da samurai suscita una grande impressione. L'immagine della vendicatrice è decisamente fascinosa. Basta vedere un manifesto con Uma vestita da sposa che impugna la sua spada per avere voglia di andare al cinema immediatamente. E' vero, il cinema ha una lunga storia di donne guerriere e di vendicatrici. Credo che una donna con una spada dia un'immagine molto dinamica che fornisce un senso di potere. In Giappone un film di grande successo che è stato di ispirazione per Kill Bill risale a trenta anni fa: Lady Snowblood con Meiko Kaji che interpretava una donna samurai alla ricerca della propria vendetta." Proseguendo l'intervista veniamo a conoscenza del perché Tarantino abbia rinunciato all'idea di interpretare l'allettante parte del maestro, "Perché dopo avere impiegato quattro settimane per girare il duello tra Uma Thurman e Licy Liu sapevo di dovermi concentrare solo sulla regia. Il fatto di avere studiato tanto per i duelli è stato molto positivo: non credo che il film sarebbe riuscito così se non avessi conosciuto la tecnica di combattimento"; e il motivo di aver realizzato una versione particolare del film, accentuando ulteriormente la componente della violenza, solo per la distribuzione giapponese: "Sapevo che potevo imprimere una maggiore dose di violenza che il pubblico avrebbe potuto sostenere- puntualizza il regista - In America e in Europa non ce l'avrebbe fatta, in Giappone sì. In più nell'edizione giapponese che forse farò distribuire qui e lì, non si passa mai dal colore al bianco e nero".
Sui progetti futuri, già attesissimi dai suoi tanti estimatori, dell'originale cineasta sorprende piacevolmente la conferma del desiderio di girare uno 007, basso budget e musica anni '70, naturalmente… "Sebbene non mi attenda che possa capitare, è una cosa che mi piacerebbe molto. E' chiaro, non mi aspetto che i produttori mi contattino, ma io sarei comunque molto interessato a dirigere "Casino Royale" che pur essendo ispirato dal romanzo più bello di Ian Fleming è diventato un film stupido e pieno di farse un po' sceme. Recentemente ho incontrato Pierce Brosnan e ne abbiamo parlato. Il problema è che l'idea dovrebbe partire dai produttori e io non credo che abbiano voglia di affidarmi un film del genere, perché sarebbe molto diverso dal tipo Il domani non muore mai. Sarebbe ambientato negli anni Sessanta, con un budget inferiore e non ci sarebbero tutti i gadget che sono oggi presenti nella serie. La mia speranza è che una volta tanto abbiano voglia di cambiare per fare una cosa più originale, economica e divertente, per tornare poi al solito stile". Impossibile congedarsi senza aver prima chiesto ad un maestro del genere estremo un parere sulla violenta e controversa pellicola di Mel Gibson. "Considero il film un capolavoro assoluto dal grande afflato spirituale, ma anche estremamente violento. E' il film più violento che abbia mai visto. E glielo dico io che conosco a memoria tutti i film di Mario Bava e Dario Argento. Sotto il profilo visivo "La passione di Cristo" è il film che incarna la maggiore forza espressiva dai tempi del cinema muto".
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