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I ricci allegri di Ninetto Davoli, la faccia truce di Citti, le poesie in forma di rosa: il tributo di Laura Betti a P.P.P.

Pier Paolo Pasolini e la Ragione di un sogno

Pier Paolo Pasolini e la Ragione di un sogno

Al termine della proiezione si esce emozionati, confusi e felici. A Venezia lunghi minuti di applausi hanno accolto questo film che è un piccolo gioiello, Pier Paolo Pasolini raccontato da chi l’ha conosciuto e amato e da chi è stato coinvolto dalla gioia della sua viscerale passione e ideologia.
Si esce anche con una vaga sensazione di vuoto, la percezione di un posto vacante in una società che avrebbe ancora bisogno di qualcuno che la critichi, la osteggi, la fustighi come solo Pasolini sapeva fare, con le contraddizioni e i paradossi delle sue provocazioni corsare.

Il film di Laura Betti raccoglie i ricordi del grande poeta, regista, romanziere, censore e spesso profeta. I suoi amici, i suoi amori, la sua Roma. C’è tutto Pasolini in questo documentario, la sua voce acuta, i suoi sorrisi timidi, i suoi zigomi. E poi i ricci allegri di Ninetto Davoli, la faccia truce di Citti, il caos delle borgate, i corvi parlanti, la rivoluzione, i grandi occhi di Laura Betti e il sorriso enigmatico di Silvana Mangano.

Il padre fascista, il fratello partigiano ucciso da partigiani, l’amore viscerale per la madre contadina. Pasolini legge le sue poesie in forma di rosa, bellissime, carnali; l’erba dei prati ingialliti dal sole, le primule e i temporali del Friuli. Scorrono le immagini leggere di Totò, mentre il poeta parla della lotta ai poteri, dei miti greci, dell’amata Africa vissuta come unica alternativa. E sopra a tutto Pasolini celebra il suo amore invasato per la realtà, una passione che ha guidato tutte le sue opere.

Si prova dolore e pena alla vista dell’idroscalo di Ostia e di quel tristissimo monumento ipocritamente celebrativo immerso nell’immondizia e nel filo spinato. Si pensa alla notte delirante del 2 novembre 1975, si pensa a quel cadavere reso irriconoscibile da un’inspiegabile brutalità e da un odio senza ragione. Ci si commuove alla vista delle scene del suo funerale, si prova impressione nel vedere la faccia malandrina di Ninetto trasfigurata in una maschera di pianto. Nonostante questo si esce allegri dalla proiezione di questo film, contagiati dalla quella felicità che lui vedeva scomparire lentamente persino dal sorriso scugnizzo del suo popolo.

“Ho fatto un film –spiega Laura Betti- di certo perché volevo vedere dove è lui veramente. Infatti si tratta di un film, appunto, ma ancor più di un delirio sano”. E nel delirio sano della grande attrice si scopre che Pasolini, a distanza di un quarto di secolo, riesce con la sua sola immagine e la sua voce a emozionare il pubblico e a donargli un pò della sua disperata vitalità.
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