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Dai tecnici degli effetti speciali un consiglio: attenti alle noci di cocco!
Effetti sempre piu' speciali
Effetti sempre piu' speciali
Un aereo sgancia una bomba su una nave: ne seguiamo il percorso dall'alloggiamento nel velivolo, alla discesa a picco, all'impatto con l'obiettivo. Come una continuazione della fantasia sfrenata che Stanley Kubrick aveva immaginato nella famosa "cavalcata della bomba" del "Dottor Stranamore", "Pearl Harbour" è il trionfo degli effetti speciale tesi a rendere il realismo della situazione, a far partecipare emotivamente lo spettatore alle immagini stupendolo con una realtà ricostruita ma tanto fedele da poter essere scambiata con la verità. Oltre la Cinesite Hollywood, la Dream Quest Images e la Skywalker Sound per gli effetti sonori, responsabile del grosso del lavoro di effetti speciali è la ILM, la Industrial Light & Magic, la compagnia di George Lucas da sempre all'avanguardia nell'illusione digitale. Con le parole dello stesso produttore del film, Jerry Bruckheimer ("Armageddon", "Con Air"), "i film storici sono diventati molto più facili da realizzare grazie alle immagini generate al computer. Vi sfido a distinguere in Pearl Harbour gli aeroplani reali da quelli digitali". E' ormai infatti scelta d'obbligo per quasi tutte le produzioni che vogliano essere competitive nella spettacolarità (e in particolare per i blockbuster come "Pearl Harbour", il cui budget pare si aggiri intorno ai 140 milioni di dollari) affiancare ai tradizionali effetti speciali meccanici (qui, fra gli altri, nelle mani dello Studio del "padre" dei dinosauri spielbergiani Stan Winston) o ottici e agli stunt "reali" una massiccia dose di grafica al computer. A capo della sezione digitale troviamo, fra i tecnici dell’ ILM, Ned Gorman, il "visual effects producer" responsabile de "Le avventure di un uomo invisibile" (John Carpenter, 1992), “Il mondo perduto: Jurassic Park II” (1997, Steven Spielberg) e, naturalmente, di "Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma". Centro del film sono le scene di guerra, e in particolare due attacchi piuttosto lunghi e realistici (uno dei quali è un bombardamento della durata di circa 40 minuti).
Il lavoro dei tecnici
Gli addetti della ILM hanno dovuto integrare le sequenze costruite dal vivo con 700 candelotti di dinamite, più di 15.000 litri di gasolio per le esplosioni, oltre 600 metri di micce. Imponenti i preparativi per la ricostruzione della storica USS Oklahoma ricreata in otto settimane e popolata da 150 comparse e dei venti aeroplani originali della seconda guerra mondiale. L'accuratezza della ricostruzione della battaglia era una delle principali preoccupazioni dei filmmaker, tanto che Bruckheimer ha dichiarato: "Non siamo potuti arrivare al 100% del realismo solo perché ci sarebbero volute 9 ore per raccontare tutta la storia, e le sole persone che avrebbero voluto vedere il film saremmo stati noi e i nostri parenti!". Alcune nuove tecniche di ripresa sono state messe a punto dal regista Michael Bay e dai tecnici del film, come una lente grandangolare speciale per alcune soggettive, o macchine da presa particolarmente "agili" per le scene aeree più spettacolari.
Inoltre il film, per dare maggior risalto all'atmosfera del periodo e più saturazione ai colori, è stato girato in un formato molto simile al glorioso 35mm Technicolor a tre strati, costoso e ormai praticamente abbandonato procedimento che aveva illuminato, ad esempio, le immagini del superclassico "Via col vento" già nel lontano 1939.
Naturalmente non tutto è ancora possibile fingere attraverso il digitale: sul set hawaiiano, durante una sequenza d'azione, il pilota di un aereo ha avuto un incidente (dal quale è uscito con pochi graffi) scontrandosi con un albero di noci di cocco.
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