Accolto con grande entusiasmo alle#8217;ultimo Festival di Cannes, dove ha vinto il premio del pubblico, arriva ora nelle nostre sale l'opera prima del regista fiammingo Lieven Debrauwer.
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Accolto con grande entusiasmo all’ultimo Festival di Cannes, dove ha vinto il premio del pubblico, arriva ora nelle nostre sale l'opera prima del regista fiammingo Lieven Debrauwer.
Pauline & Paulette
Accolto con grande entusiasmo all’ultimo Festival di Cannes, dove ha vinto il premio del pubblico, arriva ora nelle nostre sale l'opera prima del regista fiammingo Lieven Debrauwer.
Un tema in voga non solo nelle produzioni hollywoodiane ( si veda il successo che ha ottenuto negli Usa “I’m Sam”, dove Sean Penn interpreta un disabile ritenuto incapace di badare a sua figlia ) ma anche nel cinema europeo, come dimostrano i consensi ricevuti finora da “Pauline & Paulette” sia a Cannes che al più recente London Film Festival. Realizzato da una coproduzione belgo-franco-olandese e distribuito in Italia dalla Bim, il film è interpretato da un trio di attrici bravissime: Dora van der Groen, Anna Petersen e Rosemarie Bergmans. Nomi che al pubblico italiano non diranno granchè, ma in questo caso si tratta davvero di attrici di razza. Ambientata in un villaggio fiammingo tra Bruxelles e la costa belga, la storia ha per protagonista una tenera ultrasessantenne, Pauline (Dora Van Der Groen), che ha il cervello e l’ingenuità di una bambina. Incapace di parlare correttamente e impacciata nelle più piccole cose, Pauline vive con la sorella Martha (Julienne De Bruyn) che, giorno per giorno, l’aiuta in ogni minimo gesto quotidiano: le allaccia le scarpe, le spalma il butto sul pane, le taglia a pezzetti la carne. Pauline è totalmente incapace di provvedere a se stessa, ma inaspettatamente Martha muore ed entrano in scena le altre due sorelle: Paulette (Ann Petersen), proprietaria di un negozio di abbigliamento terribilmente kitsch e cantante di operetta per hobby, e la più giovane Cecile (Rosemarie Bergmans), che vive a Bruxelles con il fidanzato Albert (Idwig Stéphane). Nessuna delle due vuole prendersi cura di Pauline, ma il testamento di Martha parla chiaro: tutti i suoi beni saranno divisi in parte uguale fra le sorelle solo se una delle due si prenderà cura di lei, in caso contrario sarà proprio Pauline ad ereditare tutto il patrimonio.
Una bella gatta da pelare, insomma, visto che nessuna delle due si sente in grado di provvedere a quella sorella così “impegnativa”, che tra l’altro ha una venerazione per Paulette. Con tutti quei vestiti a fiori e le carte del negozio per i pacchi regalo, infatti, è lei l’idolo incontrastato di Pauline e così, sebbene a malincuore e con imbarazzo, Paulette accetta di occuparsi della sorella a condizione che non entri in negozio e che non tocchi nulla in casa. La pazienza, però, raggiunge il limite quando, nel pieno della prima di un’operetta in cui canta Paulette, la sorella irrompe sulla scena chiedendo aiuto per una scarpa slacciata. E’ questa la goccia che fa traboccare il vaso, tanto che Paulette decide di scaricare la sorella a Cecile, nonostante le resistenze di quest’ultima. Ma Cecile non è sola e la convivenza con il fidanzato Albert e Pauline si rivela peggio del previsto, un inferno per tutti. La soluzione non convince tra l’ altro neanche Pauline che, puntualmente, ne combina un’altra delle sue: scappa di casa a bordo di un taxi per tornare dall’ adorata Paulette…..Una commedia lieve e amarognola, dove al posto del buonismo hollywoodiano trionfa la crudeltà più realistica della gente comune – attenzione alle battute della moglie del macellaio, interpretata da una glaciale Camilia Blereau – anche se Debrauwer lascia qualche spiraglio aperto all’ottimismo. E, nonostante non sia privo di una certa lentezza, il film ha comunque la sua forza maggiore nell’estrema credibilità dei personaggi, mostrati in tutta la loro vulnerabilità. Da applaudire l’intero cast e, prima di commuovervi con Sean Penn e Michelle Pfeiffer nell’imminente “I’m Sam”, ascoltateci: guardate Dora van der Groen nel ruolo di Pauline. Non sarà un sex symbol, ma ne vale la pena.
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