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Afferma Davide Parenti: "L’artigiano è uno che costruisce il suo tavolo in modo diverso dai tavoli che sono in commercio, usciti da una fabbrica. Questo non esclude che il suo tavolo sia particolare e che abbia dentro dei concetti innovativi.

Davide Parenti : un artigiano "sperimentatore"

Afferma Davide Parenti: "L’artigiano è uno che costruisce il suo tavolo in modo diverso dai tavoli che sono in commercio, usciti da una fabbrica. Questo non esclude che il suo tavolo sia particolare e che abbia dentro dei concetti innovativi.

Nessuno, se non gli addetti ai lavori, conosce la sua faccia. Forse qualche matto teledipendente conosce il suo nome che scorre nei titoli di coda. Eppure, è a Davide Parenti, un “ragazzo” mantovano di 44 anni che dobbiamo buona parte di quello che passa in tv da quasi 20 anni, o meglio, quello che di buono e innovativo ogni tanto la tv ci concede. Mi viene incontro in maglione, jeans e scarpe da ginnastica arancioni: nel fare i 15 metri che lo separano da me il suo telefonino squilla più o meno 5 volte. Dev’essere faticoso stargli dietro e chi lavora con lui dice che è un gran rompiscatole ma anche una sorgente ricchissima da cui attingere a piene mani. E’ ad un metro forse fra 3 secondi riuscirò a stringergli la mano....Telefono! Lui mi guarda, mi sorride e (miracolo!) fa tacere quel dannato aggeggio.
E' proprio lui l'autore, insieme ad Andrea Pezzi, del nuovo gioco "2008" a breve su Italia uno.

Stai rivoluzionando il modo di fare televisione in Italia ma ti definisci un artigiano. Eppure, o si è artigiani o sperimentatori: come fai a conciliare queste due caratteristiche?

D.P.: "L’artigiano è uno che costruisce il suo tavolo in modo diverso dai tavoli che sono in commercio, usciti da una fabbrica. Questo non esclude che il suo tavolo sia particolare e che abbia dentro dei concetti innovativi. Io, come l’artigiano, difficilmente lavoro sui programmi degli altri: lavoro sui miei programmi. Mi invento una cosa e me la faccio: questo nella stragrande maggioranza dei casi. Anche "Le iene", che è un format argentino, è diversissimo dall’originale: l’unica cosa che abbiamo preso da lì è il fatto che indossiamo dei vestiti neri. Le incursioni sono del tutto differenti."

Come sono le loro?

D.P.: "Gli argentini postproducono moltissimo. Fanno delle operazioni di grafica creativa simili a quelle che faceva Enrico Papi nel suo programma, spione delle vite delle persone famose. Uno dice una cosa e gli si allunga il naso, un altro dice un’altra cosa e la sua faccia diventa quella di un pagliaccio. Il loro programma che tra l’altro è molto bello, è punteggiato da questo. Il nostro è molto più vario: ogni iena ha la sua specializzazione ed ogni servizio ha un’idea che lo muove."

Avete acquistato un format e ne avete fatto un nuovo programma...

D.P.: "Abbiamo acquistato una struttura e l’abbiamo riempita con dei contenuti totalmente diversi. Il risultato è un programma amatoriale fatto con pochi soldi e con le telecamere che ormai tutti usano quando sono in vacanza..."

Anche "Milano–Roma" è così.

D.P.: "Assolutamente. "Milano–Roma", format mio e del mio socio Claudio Canepari, è fatto con delle telecamere povere e parte da un’idea che chiunque avrebbe potuto rendere concreta. Noi siamo contenti del risultato: lo abbiamo venduto in Argentina, Francia, Spagna e Canada."

Facciamo un passo indietro: tu hai esordito sul piccolo schermo nel 1983 con "Gran Pavese Varietà", un programma scritto con Patrizio Roversi e Paolo Hendel. Poi ti sei imbattuto in Antonio Ricci ed è nato "Lupo solitario". Quanto ti ha influenzato quell’incontro e perché non avete più collaborato?

D.P.: "Con Ricci ho lavorato tantissimo, imparando tutto quello che c’era da imparare: è un genio. Le nostre strade si sono separate ma siamo rimasti in contatto. D’altronde lui è stato assorbito da "Striscia la notizia" che richiede un’attenzione e un lavoro costante e non ha più avuto modo di percorrere la strada della sperimentazione."
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