NON HO SONNO
NON HO SONNO
NON HO SONNO
Speravamo sinceramente che questo fosse il film del riscatto per Dario Argento, che ultimamente non ci aveva proposto pellicole degne delle opere girate negli anni ’70 ed in parte negli ’80. Le premesse c’erano tutte: soprattutto c’intrigava il ritorno al thriller sanguinolento dei primi tempi, e la presenza nel cast del grande Max Von Sydow. Purtroppo invece siamo stati testimoni di un altro passo falso dell’autore. Molti ed evidenti sono i difetti di “Non ho sonno”: prima di tutto proprio la regia, che non ha mordente né ritmo, e soprattutto non rende paurose le scene che dovrebbero esserlo; Argento sceglie di tornare ad uno stile più “grezzo” e ad effetto, al posto della suadenza che aveva caratterizzato le sue ultime opere: il problema è che, appunto, non riesce ad infondere tensione e pathos ai momenti forti; in questo non è neppure aiutato dalla scialba fotografia di Ronnie Taylor, o dalle ripetitive musiche dei Goblin. In secondo luogo gli attori, tutti spaesati e decisamente sotto tono: salviamo soltanto il grande caratterista scandinavo (al quale peraltro tocca di nuovo morire di crepacuore di fronte all’acerrimo nemico di un tempo…) e Lavia (al quale tocca sempre morire nel pre-finale, in sostituzione del vero colpevole…). Terzo errore di Argento è stato quello di aver scritto, insieme al fidato Franco Ferrini, una sceneggiatura ad incastri dove chi è l’assassino lo si capisce dopo venti minuti di film.
Insomma, questa che in realtà vuole proporsi come una sorta di remake aggiornato del bellissimo “Profondo Rosso” (1975), risulta invece essere un’opera piuttosto anonima, come se anche il suo creatore non fosse poi così convinto del progetto.
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