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8 FILM IN 22 ANNI: LA CARRIERA DI UN AUTARCHICO

La filmografia completa

8 FILM IN 22 ANNI: LA CARRIERA DI UN AUTARCHICO

Io sono un autarchico (1976)
Con Nanni Moretti, Simona Frosi, Andrea Pozzi, Fabio Traversa.
Il primo lungometraggio di Moretti, girato in super8 con la complicità di un gruppo di amici e uno stile frammentario ricco di ironia, diventa presto un caso nazionale. Le storie emblematiche dei giovani protagonisti si intrecciano intorno alla messa in scena di uno spettacolo teatrale underground e fra tutte spicca quella di Michele, ragazzo padre disoccupato che tenta senza successo di riavvicinarsi alla moglie Silvia. Passata alla storia la battuta “No, il dibattito no!”, che in realtà chiude un’intera epoca culturale e mette alla berlina le aspirazioni di una generazione.

Ecce Bombo (1978)
Con Nanni Moretti, Lina Sastri, Luisa Rossi, Fabio Traversa, Glauco Mari.
L’esordio nel cinema professionale di Moretti punta ancora lo sguardo sulla propria generazione: Michele, stavolta protagonista a tutti gli effetti, vive uno stallo esistenziale aggravato dai cattivi rapporti con la famiglia e con la ragazza e per nulla risolto dalle buffe sedute di autocoscienza a cui lo obbligano gli amici Goffredo, Mirko e Vito. Girato con un budget irrisorio, il film si rivela un piccolo fenomeno di costume nonché campione d’incassi (restando a tutt’oggi il maggior successo di Moretti) e lancia definitivamente il regista come vate di una gioventù disorientata ma pronta a ridere di se stessa.

Sogni d’oro (1981)
Con Nanni Moretti, Piera Degli Esposti, Laura Morante, Alessandro Haber.
In un gioco di identificazione sempre più stretto tra autore e personaggio, Michele Apicella stavolta veste i panni di un giovane regista di successo, alle prese con colleghi, aspiranti aiuti e presentatori televisivi, ma soprattutto tormentato dalla lavorazione del proprio film (l’improbabile “La mamma di Freud”) e da un sogno in cui è innamorato di una studentessa che lo disprezza (ovviamente Silvia). Finirà per trasformarsi, nell’ultima, grottesca sequenza, in lupo mannaro. Se una feconda dialettica tra arte e vita è una delle chiavi di volta del cinema di Moretti, “Sogni d’oro”, in quanto precocissima tappa metacinematografica, ne offre la prova. Dopo il successo veneziano, però, critica e pubblico per la prima volta sembrano nicchiare.

Bianca (1984)
Con Nanni Moretti, Laura Morante, Roberto Vezzosi, Remo Remoti.
Insegnante di matematica nel liceo “Marilyn Monroe”, Michele è ossessionato dalla vita sentimentale dei suoi amici e dalle loro infedeltà. Dopo aver tentato inutilmente una relazione con una collega, Bianca, si costituisce accusandosi degli omicidi che nel frattempo si sono susseguiti proprio tra i suoi conoscenti. “Io mica divento amico del primo che incontro, io decido di voler bene, scelgo. E quando scelgo è per sempre”: in un mondo in cui ogni valore cambia continuamente (non è un caso che al liceo si studino le canzoni di Gino Paoli…), Michele vive il dramma di chi tenta invano di ancorarsi con le proprie scelte a qualcosa di fisso e immutabile.
Beffardo, tagliente, intenso, uno dei migliori Moretti di sempre.

La messa è finita (1985)
Con Nanni Moretti, Margarita Lozano, Ferruccio De Ceresa, Marco Messeri.
Don Giulio torna a Roma dopo aver fatto da parroco su un’isoletta lontana. Ritrova la famiglia e gli amici, ma con loro trova anche tanti problemi irrisolti e nuovi drammi in arrivo: il padre vuole lasciare la madre per una donna più giovane, la sorella vuole abortire, gli amici scontano il tradimento dei loro ideali, come Saverio, che si rinchiude in casa per amore, o Andrea, che affronta un processo per terrorismo. Incapace di occuparsi della nuova parrocchia e sconvolto dalla morte della madre, Don Giulio decide di congedarsi dal suo gregge per andare a predicare nella Terra del Fuoco. Il conflitto tra dimensione individuale e contesto sociale, l’ossessione per la superficialità che governa le relazioni umane, la difficoltà di una coerenza morale: Moretti ricapitola i temi portanti del suo cinema con straordinaria lucidità.

Palombella rossa (1989)
Con Nanni Moretti, Silvio Orlando, Mariella Valentini, Asia Argento.
Il dirigente del Pci Michele Apicella ha perso la memoria in un incidente stradale. Soprattutto non ricorda un gesto compiuto alla Tribuna elettorale che avrebbe sollevato scalpore: in trasferta in Sicilia per giocare una finale con la sua squadra di pallanuoto, è assediato in piscina da diversi personaggi che gli chiedono spiegazioni sull’accaduto e chiarimenti sul suo passato politico. Proprio quando si accinge a tirare il rigore decisivo, Michele ricorda: in televisione si è messo a cantare senza motivo una canzone di Battiato. Sbaglierà il tiro andando incontro a una completa crisi di valori. Dall’interno di una sinistra sull’orlo di una svolta epocale, Moretti tenta un bilancio insieme politico e esistenziale, forse eccedendo nella costruzione di metafore, ma restando una delle voci più coerenti e disincantate dell’Italia di fine decennio. Seguito non a caso dal documentario “La cosa”.

Caro diario (1993)
Con Nanni Moretti, Renato Carpentieri, Marco Paolini, Jennifer Beals.
Tre episodi con lo stesso Moretti come protagonista, che abbandona finalmente l’alter ego Michele Apicella per mettersi in campo direttamente: “In vespa” racconta dei vagabondaggi estivi per una Roma deserta, fino al pellegrinaggio all’idroscalo di Ostia, dove è stato ucciso Pasolini; in “Isole”, Nanni va con l’amico Gerardo in giro per le Eolie incontrando figli unici dittatori, sindaci deliranti, scrittori in ritiro; “Medici” mette in scena invece l’odissea ospedaliera realmente vissuta da Nanni, a cui per sbaglio è stato diagnosticato un tumore. Secondo film prodotto dalla Sacher Film e grande successo di pubblico e critica (compreso un premio a Cannes per la regia), “Caro diario” impone nell’immaginario collettivo l’icona di Moretti in vespa “splendido quarantenne” e segna un momento di più serena consapevolezza nel tortuoso percorso morale del regista.

Aprile (1998)
Con Nanni Moretti, Silvio Orlando, Silvia Nono, Daniele Luchetti.
È di nuovo lo stesso Moretti a raccontarsi sospeso tra la voglia di realizzare un documentario sull’Italia, sentito quasi come un dovere verso i drammi sociali del paese (la Padania di Bossi, l’immigrazione albanese, le elezioni imminenti), e il desiderio, invece, di girare un musical con Silvio Orlando nei panni di un improbabile pasticcere trotzkista negli anni cinquanta: fiction o documentario, spettacolo allegramente artificioso o fredda registrazione del reale ? Moretti sceglie una terza via e gira il film che abbiamo sotto gli occhi, il suo diario dell’aprile ’96, tra la vittoria dell’Ulivo e la nascita del figlio. Divertente e meno narcisistico del solito, “Aprile” conferma una scelta di cinema assolutamente unica e introduce, a fianco di Silvia, un nuovo polo d’attrazione per l’auotbiografismo del regista: il figlio Pietro.

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