“La maggior parte delle musiche non possiede un argomento preciso: l’argomento è la materia stessa".
Intervista con Michael Nyman
Intervista con Michael Nyman
Sul palco ad aprire le danze di Mister Nyman una sfolgorante Michael Nyman Band composta dal fior fior dell’accademia musicale britannica e della rispettiva avanguardia, con qualche concessione all’est del mondo come la pittoresca ed intensa presenza del violinista Alex Balanescu, già mente fondatrice dello strepitoso Balanescu Quartet. Tra gli altri spiccano Nigel Barr al trombone, Anthony Hinnigan al violoncello, Martin Elliott al basso, David Roach al sassofono baritono e soprano. E naturalmente lo stesso Nyman direttore d’orchestra al pianoforte. The Commissar Vanishes “mostra – spiega ancora Nyman- il meccanismo perverso con il quale durante il regime staliniano i cittadini venivano cancellati dalla storia. Un sistema ed un modo di fare politico che ha portato ad estreme conseguenze”. E l’opera scorre oscura e inquietante tra l’ondivago trascorrere di immagine dentro immagine, accostando volti, facce, espressioni, cancellando barbe, baffi, ciocche di capelli. Una sorta di bestiario umano che lentamente si trasforma e prende altre forme, altre prospettive, falsificando la storia, la mente, la memoria, gli uomini. Il tutto non dura più di una ventina di minuti. Poi un lungo silenzio. Quasi un imbarazzo prolungato. Minuti di immobilità sul palco, con un Nyman quasi in cerca di un’ispirazione superiore, di una concentrazione che evidentemente manca. Forse un vezzo da direttore, forze un guizzo di follia dietro le spesse lenti dei suoi occhiali dalla montatura screziata, prima di attaccare la suite di oltre un’ora di The Man with the movie Camera. “Un lavoro che percepisco oggi come un documentario sull’amore di Vertov per gli abitanti della Russia. Indubbiamente un’opera sperimentale di pura avanguardia. Sulle modalità di come si realizza un documentario”. Il film in effetti sembra un reportage dissepolto dagli archivi del tempo. Con questa città che prende forma a mano a mano. Il piccolo operatore, una sorta di fratello sovietico di Serafino Gubbio, che segue i fatti, gli avvenimenti, ma anche i sorrisi della gente, i loro giochi, i passatempi, la nascita di un bambino. E ci regala la foto di un mondo che sembra consapevole che sarebbe arrivato molti anni più tardi un 11 settembre 2001. Nyman contrappunta con la sua musica i fatti. E’ incalzante, passionale a tratti. Freddo ed analitico in altri. Di grande respiro a momenti. E’ una colonna sonora praticamente eseguita dal vivo. In prima assoluta. Un evento per la musica. I giochi di variazioni minime spesso vengono abbandonati per poi riprendere. C’è anche un pizzico di imperfezione. Siamo in Russia, in un grande cinema di Stato e l’operatore Nyman ha montato su di un cavalletto una graziosa macchinetta luccicante. Gira la sua manovella. Gira la sua magica musica.
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