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Lo stemma della città era uno scudo rosso, sormontato da una corona e all’interno dello scudo era disegnata una macina, raffigurazione ispirata dal ritrovamento di alcune medaglie tra i resti dell’antica Helvia Ricina.
L’emblema e la storia
Lo stemma della città era uno scudo rosso, sormontato da una corona e all’interno dello scudo era disegnata una macina, raffigurazione ispirata dal ritrovamento di alcune medaglie tra i resti dell’antica Helvia Ricina.
Un’ altra ipotesi è quella che fa derivare il nome della città dal termine latino "macera", che identifica un luogo utilizzato per la macerazione della canapa.
Da annotare, tra le altre ipotesi, quella cronologicamente più antica, che attribuisce le origini del nome a un discendente di Mosè, un Macareo, termine da cui sarebbe derivato il nome della città.
Il nome del Comune prendeva spunto dal Castrum Maceratae ed il santo protettore della città venne stabilito dal nome dell’ altro insediamento, San Giuliano. Era un momento fondamentale per la storia della città che sanciva il passaggio dal regime feudale a quello comunale. L’ espansione successiva del centro avvenne incorporando castelli vicini con la forza.
La città, che veniva formandosi, assumeva sempre più rilevanza tra i centri dell’ antica Marchia e ospitava iniziative culturali, commerciali e fiere, diventando un polo d' attrazione per molti.
Lo stemma della città era uno scudo rosso, sormontato da una corona. Quest’ ultima simboleggiava la presenza della Curia generale con il Rettore della Marca anconitana. All’interno dello scudo, poi, era disegnata una macina: questa raffigurazione era stata ispirata dal ritrovamento di alcune medaglie tra i resti dell’ antica Helvia Ricina e dal carattere solerte degli abitanti ed anche dalle caratteristiche morfologiche della zona.
La mola era fondamentale per l’economia delle comunità, nonché una importante fonte di reddito. E l’interesse per i mulini è testimoniato anche dal fatto che fossero difesi con torri costruite appositamente, data la loro locazione accanto ai fiumi e quindi fuori dalla cinta della città.
Lo stemma fu definito povero e laico e, quindi, modificato con l’ aggiunta di una croce greca rossa su sfondo bianco, concessa da papa Pio V, grato alla città per il coinvolgimento degli abitanti nella lotta contro i Turchi e per la partecipazione degli stessi alle crociate. Ma le peripezie del gonfalone non finiscono qui... L’emblema fu abbandonato e sostituito da un’ altro; in quest’ ultimo erano rappresentati i due simboli, arricchiti con una cornucopia dalla quale fuoriuscivano monete, ed una colma di frutta, inoltre vi era la ruota di un carro. Le cornucopie simboleggiavano la ricchezza e l’ abbondanza, mentre la ruota intendeva far riferimento al tribunale della Rota. Alla raffigurazione furono aggiunti altri elementi legati all’ Università di Macerata e all’ Accademia dei Catenati, come un elmo, libri, un ramo di alloro.
Riadottato il vecchio stemma, dopo l’ unità d' Italia si rivalorizzò l’ emblema seicentesco per sottolineare il cambiamento avvenuto.
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