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Interviste

Iniziamo subito a sgombrare il campo dagli equivoci: Ravanello pallido, il film con Luciana Littizzetto e Massimo Venturiello non è la risposta italiana al Diario di Bridget Jones. Su questo non c’è dubbio e a ribadirlo è la stessa attrice, protagonista di un film scritto da lei stessa insieme a Fabio Bonifacci. “Questa è una storia che può ricordare Bridget Jones solo lontanamente – afferma la Littizzetto– perché la mia Gemma ha altri problemi: si sente inadeguata nei confronti delle soubrette, non si trova a suo agio con il fidanzato, non riesce ad andare d’accordo neanche con il portiere del suo condominio. Ecco, Gemma vive la sua normalità in maniera infelice. Si sente inadeguata anche quando diventa una diva, ma alla fine è un cambiamento positivo”
Ravanello pallido, dunque, come apologia della normalità, il trionfo delle donne-verdura sulle donne-fiore, come ironizza l’attrice dando anche una spiegazione del titolo. “Le donne-fiore sono all’inizio le più ricercate, le più desiderate, ma alla fine appassiscono presto. Io, invece, pur non essendo vegetariana ho la predilezione per le verdure: loro durano nel tempo”. Tranquilli, comunque, perchè la Littizzetto non intende lanciare nessun messaggio né tantomeno avviare dibattiti. “Non saprei definire la normalità, non sono né una sociologa né una saggia e non mi pare il caso di dare regole. Fra l’altro oggi le trasgressioni vere sono ben altre, non certamente mettere le corna alla moglie”. Nel film, diretto da Gianni Costantino e prodotto dalla Medusa, la Littizzetto si diverte a dar voce alle donne in perenne lotta contro i modelli femminili dello star-system e non a caso la sua Gemma, un’anonima segretaria sfruttata dal suo capo, riesca a farsi strada fra bellone e siliconate proprio grazie alla sua normalità, fino ad arrivare (forse) al sogno di tutte: il Festival di Sanremo. Giocando fra finzione e realtà, è inevitabile chiederle se Sanremo rappresenta anche il suo sogno. “Il Festival? Non mi dispiacerebbe presentarlo, ma al posto di Pippo Baudo, non come valletta”: d’accordo, è solo una battuta, ma di sicuro questo film non vuol dire l’addio alla televisione. Crollate tutte le illusioni su La Sette, l’attrice lanciata in TV dalla Gialappa’s e da Fabio Fazio spera ancora di trovare qualche opportunità sul piccolo schermo. “Per ora non ho progetti futuri – ammette – e la situazione è molto complicata. Nessuno mi ha mai parlato di questa faccenda, molto l’ho appreso direttamente dai giornali. C’è stata tolta una grossa opportunità e alla fine non sappiamo con chi prendercela. Fra l’altro io non avevo certo il contratto di Fazio e finora non ho visto una lira”. Quel che è certo è che il suo umorismo appare intatto e, a parte battute impronunciabili su Tronchetti Provera, la Littizzetto ironizza sul suo status di disoccupata : “Sì, sono in mezzo a una strada”.
Oscurata dalla TV, l’attrice si consola dunque con il debutto del suo film dove, ironia della sorte, si ritrova catapultata nel successo di un talk-show. “Gemma è davvero una donna normale – ribadisce –una di quelle che per farsi notare devono darsi fuoco. Spesso noi siamo ossessionate dai miti della giarrettiera o delle autoreggenti, ma è sbagliato: per forza poi gli uomini si ammalano di narcolessia!” Ma c’è un rimedio? Nel film si citano battute e teorie di “Sola come un gambo di sedano”, il best-seller della Littizzetto che ha dominato le classifiche per vari mesi, ma qui le esperienze da single riescono a trasformare una donna depressa e sfigata in una donna speciale. Attenzione, però, perché l’attrice avverte: “Non è un film femminista, ma al femminile” E infatti la Littizzetto non partecipa al gioco del tirassegno contro le bellone. “Non è vero che le donne belle non sono intelligenti, tutt’altro. Nell’ambiente dello spettacolo ci sono persone in gamba come la Ventura, la Stefanenko, ma purtroppo ci sono anche delle deficienti”. Evviva la sincerità.
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