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LICENZA DI MATRIMONIO

Adriano Ercolani 27/08/2007

Il film di Ken Kwapis, con Robin Williams ha davvero poche frecce al proprio arco per convincere la critica, e cosa ancora più grave, per far divertire il pubblico

Dopo essersi incontrati, innamorati all’istante, ed aver convissuto per sei mesi, l’intraprendete Sadie Jones (Mandy Moore) e l’imbranato Ben Murphy (John Krasinski) hanno finalmente deciso di sposarsi, nella parrocchia che la ragazza ha sempre frequentato. La sorpresa è dietro l’angolo: il parroco Frank (Robin Williams) è uno che prende molto sul serio le responsabilità del matrimonio, e costringe la coppia ad un corso prematrimoniale accelerato, che li condurrà all’altare da lì a tre settimane. La faccenda si complica ulteriormente, soprattutto per Ben, quando il reverendo si rivela una persona invadente e decisa a sottolineare tutte le difficoltà del rapporto di coppia, al dine di farli arrivare a conoscersi davvero a fondo, e capire se veramente vogliono affrontare il passo definitivo del matrimonio. Tra imprevisti e sorprese, Ben e Sadie avranno troveranno non poche difficoltà ad arrivare alla fine del corso…    


Per i cinefili della mia generazione Robin William è stato uno degli attori-culto in assoluto: tra la fine degli anni ’80 e l’inizio del decennio successivo ci ha regalato straordinarie interpretazioni un capolavori assoluti come “L’Attimo fuggente” (Dead Poets Society, 1989) di Peter Weir o “La Leggenda del re pescatore” (The Fisher King) di Terry Gilliam. Quindi, a distanza di quindici anni circa, vederlo ridotto a svendersi in commediole conservatrici di tale mediocre fattura è un qualcosa che spezza sinceramente il cuore. Per carità, vi sono tutta una generazione di “mostri sacri” che, con il sopraggiungere di un’età più avanzata, hanno optato per lavori di minor spessore (vedi ad esempio Robert De Niro): ma la domanda fondamentale è? Perché non scegliere con maggiore cura copioni e produzioni, invece di continuare ad inflazionarsi con brodaglia insipida come questo “Licenza di matrimonio”?

A prescindere dalla faccia gommosa e simpatica del giovane co-protagonista John Krasinski – che però a dire il vero non sembra ancora troppo capace di sostenere un ruolo così centrale – il film di Ken Kwapis ha davvero pochissime frecce al proprio arco per convincere la critica, e cosa ancora più grave, per far divertire il pubblico. Certo,ovviamente ci sono nella pellicola le solite due o tre gags che funzionano, ma in generale il prodotto si trascina tra ovvietà comiche ed una retorica di fondo piuttosto evidenti, tanto da arrivare ad infastidire invece che interessare. Inutile dilungarsi troppo per commentare questa commedia romantica che non lascia mai il segno, non fa sorridere né intenerisce il cuore dello spettatore. Anzi, forse riesce addirittura ad impietosire quelli che, come chi scrive, amavano la vena comica e ferocemente surreale di un ex-istrione di razza come Robin Williams.


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