LE STRADE DEL ROAD-MOVIE
“Le Vie della Violenza” è soltanto l’ultimo arrivato di una serie di pellicole che nel corso degli anni hanno trattato la vicenda di criminali -a cui ci si affeziona- e del loro pellegrinaggio per le grandi autostrade americane.
“Le Vie della Violenza” è soltanto l’ultimo arrivato di una serie di pellicole che nel corso degli anni hanno trattato la vicenda di criminali e del loro pellegrinaggio per le grandi autostrade americane. Nella tradizione del cinema statunitense un sottogenere che ha infatti sempre prestato la sua struttura narrativa alla contaminazione più svariata è stato il road-movie. Dalla commedia al dramma intimista, dal giallo ad addirittura l’horror, nel corso degli anni si è adottata la storia di personaggi perennemente in viaggio per raccontare le storie più diverse, sia nello sviluppo della vicenda che nella costruzione dei personaggi. Una tradizione piuttosto consolidata, a partire soprattutto dagli anni ’70, è poi quella di rappresentare figure di sbandati, di “outsiders” o di criminali che attraverso il viaggio cercano libertà ed espiazione: pensiamo a “Sugarland Express” (id.,1974) di Steven Spielberg, oppure a “La Rabbia Giovane” (Badlands,1972) di Terrence Malick, veri e propri cult-movie della loro epoca.
Il capostipite di questo nuovo filone potrebbe essere identificato nel bellissimo e parzialmente incompreso “The Hitcher - Le strade della paura” (The Hitcher,1986), storia del giovane Thomas Howell che carica in auto l’autostoppista Rutger Hauer, il quale si rivela un pazzo psicopatico che inizia a torturarlo per puro sadismo. Altro film di grande impatto emotivo e visivo è stato poi l’altrettanto sfortunato “Kalifornia” (id.,1992), opera prima di Dominic Sena; il film ha probabilmente avuto il difetto di essere stato girato in maniera troppo estrema e radicale per il periodo in cui è stato realizzato, quando ancora il filone “tarantiniano” di questo genere di pellicole non si era sviluppato. Proprio pochi anni dopo infatti esplode la figura di Quentin Tarantino, che fa’ del road-movie virato in chiave “splatter”, iper-violenta, il suo marchio di fabbrica; l’autore di “Pulp Fiction” (id.,1994) e “Le Iene” (Reservoir Dogs,1992) si presenta al grande pubblico con due sceneggiature molto simili ed altrettanto cariche di scene di violenza contestualizzata; suoi infatti sono gli script di “Una Vita al Massimo” (True Romance,1993), romantica storia d’amore, droga e pistole girata da Tony Scott, e soprattutto di “Assassini Nati” (Natural Bornm Killers,1994) di Oliver Stone, probabilmente la pellicola che negli ultimi anni ha rappresentato in maniera più perentoria e provocatoria il modo tutto americano di portare la violenza sullo schermo. Sempre Tarantino ha poi scritto l’assurda e divertente sceneggiatura di “Dal Tramonto all’Alba” (From Dusk Till Down,1996) di Robert Rodriguez, film che nella prima parte è un teso e serrato “pulp” con rapitori e vittime, mentre poi si trasforma, in maniera geniale ma assolutamente illogica, in un vero e proprio “splatter” con vampiri e squartamenti vari. Questa probabilmente, fino ad oggi l’ultima frontiera del road-movie, che ha saputo accogliere al suo interno le contaminazioni più svariate e saperle inserire coerentemente nella sua precisa struttura.
Il capostipite di questo nuovo filone potrebbe essere identificato nel bellissimo e parzialmente incompreso “The Hitcher - Le strade della paura” (The Hitcher,1986), storia del giovane Thomas Howell che carica in auto l’autostoppista Rutger Hauer, il quale si rivela un pazzo psicopatico che inizia a torturarlo per puro sadismo. Altro film di grande impatto emotivo e visivo è stato poi l’altrettanto sfortunato “Kalifornia” (id.,1992), opera prima di Dominic Sena; il film ha probabilmente avuto il difetto di essere stato girato in maniera troppo estrema e radicale per il periodo in cui è stato realizzato, quando ancora il filone “tarantiniano” di questo genere di pellicole non si era sviluppato. Proprio pochi anni dopo infatti esplode la figura di Quentin Tarantino, che fa’ del road-movie virato in chiave “splatter”, iper-violenta, il suo marchio di fabbrica; l’autore di “Pulp Fiction” (id.,1994) e “Le Iene” (Reservoir Dogs,1992) si presenta al grande pubblico con due sceneggiature molto simili ed altrettanto cariche di scene di violenza contestualizzata; suoi infatti sono gli script di “Una Vita al Massimo” (True Romance,1993), romantica storia d’amore, droga e pistole girata da Tony Scott, e soprattutto di “Assassini Nati” (Natural Bornm Killers,1994) di Oliver Stone, probabilmente la pellicola che negli ultimi anni ha rappresentato in maniera più perentoria e provocatoria il modo tutto americano di portare la violenza sullo schermo. Sempre Tarantino ha poi scritto l’assurda e divertente sceneggiatura di “Dal Tramonto all’Alba” (From Dusk Till Down,1996) di Robert Rodriguez, film che nella prima parte è un teso e serrato “pulp” con rapitori e vittime, mentre poi si trasforma, in maniera geniale ma assolutamente illogica, in un vero e proprio “splatter” con vampiri e squartamenti vari. Questa probabilmente, fino ad oggi l’ultima frontiera del road-movie, che ha saputo accogliere al suo interno le contaminazioni più svariate e saperle inserire coerentemente nella sua precisa struttura.
