Presentato nella sezione della Settimana della Critica, questo convincente esordio dietro la macchina da presa di Andrea Molaioli – in passato fido aiuto regia di Nanni Moretti – avrebbe senza dubbio meritato una collocazione capace di garantirgli una maggiore visibilità. Trattandosi di un giallo, sembra più saggio non rivelare i particolari della trama, incentrata sull’omicidio di una giovane in un paesino di montagna; incaricato delle indagini è l’ispettore Sanzio (un intenso Toni Servillo), napoletano trapiantati al Nord che, oltre al caso, deve risolvere anche una serie di situazioni complicate legate alla sua vita privata.
La prima parte del film è forse quella meno riuscita, in cui Molaioli si concede troppi vezzi registici per creare l’atmosfera rarefatta ma pregnante che accompagnerà tutta la pellicola; troppi movimenti di macchina fanno sembrare questo incipit una derivazione innaturale del cinema di Paolo Sorrentino. Appena però partono le indagini sull’assassinio, ecco che la messa in scena e la narrazione diventano più equilibrate nella loro importanza, e soprattutto viene lasciato il giusto spazio alle psicologie ottimamente tratteggiate di tutti i personaggi rappresentati. “La Ragazza del lago” si trasforma allora in un lungometraggio toccante, molto ben delineato nelle atmosfere, e capace di far entrare in sintonia pubblico e storia senza ricorrere ad effetti o trovate eccessivamente meccaniche. Molaioli si muove intorno alle proprie figure con sicurezza e semplicità, e molto è aiutato dalla fotografie e dalle musiche, che si fondono armonicamente soprattutto con la bellezza austera dei settino naturali.
Isoirato da un romanzo di Karin Fossum, “La Ragazza del lago” possiede poi una sceneggiatura che nella maggio parte delle sue componenti convince: certo, forse viene messa troppa cerne al fuoco ed alcune sotto-trame vengono lasciate indietro nella seconda parte del film, ma in compenso il lavoro sul genere viene svolto da Sandro Petraglia con arguzia e capacità di sintesi, dettaglio che costituiva probabilmente l’ostacolo più difficile da superare per un prodotto di questo tipo. Vogliamo segnalare che Ludovica Rampoldi, ex firma di film.it, ha collaborato alla sceneggiatura.
Alla fine il film resta interessante nei meccanismi della detection, e soprattutto sottile ed equilibrato nella gestione del pathos narrativo. Al resto ci pensano un cast di attori affiatato, su cui come detto svetta un Toni Servillo che, quando utilizzato secondo le sue potenzialità, dimostra ancora una volta di essere interprete di razza pura.


Andrea Molaioli



