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Film

Uno stile del tutto personale, fortemente legato alle proprie radici gitane, che propone un’estrema varietà di situazioni e di toni, dalla commedia ridanciana al dramma, dal grottesco al realismo.

Il cinema di Emir Kusturica

Il cinema di Emir Kusturica

Nel panorama della cinematografia europea degli ultimi venti anni la figura di Emir Kusturica si pone senza dubbio come una delle più popolari e conosciute; l’autore è poi riuscito, nello stesso tempo, a proporre un cinema del tutto personale, e soprattutto fortemente legato alle proprie radici gitane. Con soltanto sei pellicole, girate tra il 1981 e il 1998 e tutte premiate nei maggiori festival internazionali, questo cineasta ha saputo imporsi come un dei registi più importati del “vecchio continente”. Cercare di definire precisamente quali e quanti siano gli elementi, le matrici portanti del suo cinema, è questione decisamente complicata: nelle sue pellicole infatti abbiamo sempre potuto trovare un’estrema varietà di situazioni e di toni, dalla commedia ridanciana al dramma, dal grottesco al realismo più accentuato: prendiamo ad esempio quello che riteniamo essere il suo capolavoro, lo splendido "Il Tempo dei Gitani" (Dom za vesanje, 1989), in cui il viaggio alla scoperta del mondo e di sé stesso del giovane protagonista Perhan è continuamente intramezzato da episodi fantastici, che si alternano ad altri melodrammatici; spesso poi queste matrici si sovrappongono, come nella commovente scena del funerale della giovane moglie del protagonista, il cui corpo vola via inseguito dai parenti che la piangono. Molto spesso perciò, anche all’interno dello stesso film, Kusturica riesce a cambiare lo stile della regia e soprattutto il ritmo della narrazione: se confrontiamo ad esempio la suadente velocità narrativa e visiva del film appena citato con quella del suo ultimo “Gatto Nero, Gatto Bianco” (Crna macka, beli macor, 1998), commedia matrimoniale indiavolata, risulta evidente come l’autore sia capace di gestire al meglio ogni tipo di espressione cinematografica ed il suo ritmo narrativo; in questo senso il suo lavoro più rappresentativo, il vigoroso e controverso “Underground” (id., 1995) si presenta come vera e propria “summa” poetica di Kusturica: in questa epopea, in cui viene celebrata e demonizzata allo stesso tempo la civiltà e la cultura “zingara” slava, l’autore mescola senza timore tutte le componenti del suo fare cinema, e ne trae un affresco piuttosto sbilanciato, ma di indubbia potenza visiva e metaforica. La lunga e magnifica sequenza centrale del matrimonio dei due giovani sposi è forse il punto più alto toccato dalla cinematografia del cineasta, ed in esso si fondono in maniera del tutto coerente e poetica spunti che, se usati da altri registi, sarebbero forse risultati del tutto eterogenei tra loro. Anche quando l’autore si è trasferito negli Stati Uniti per girare “Arizona Dream” (id., 1992) ha mantenuto intatta la sua ispirazione: la storia dolce-amara delle disavventure amorose dei vari personaggi viene contaminata da situazioni surreali e piene di delicata elegia, come ad esempio durante la divertentissima cena che vede ospiti i due fratelli Johnny Depp e Vincent Gallo a casa della ricca vedova Faye Dunaway e della sua stramba figliastra Lili Taylor. Il cineasta in questa pellicola, pur rimanendo influenzato dai grandi paesaggi americani, e forse anche dagli schemi produttivi del sistema “mainstream”, ha comunque mantenuto alcune caratteristiche fondamentali del suo cinema “europeo”, o sarebbe meglio dire “gitano”. E’ proprio dalla sua cultura gitana che infatti Kusturica ha preso il gusto per la mescolanza di fantastico, grottesco, melo-drammatico, il tutto condito con le folkloristiche e bellissime musiche dei suoi film, la maggior parte delle quali composte da Goran Bregovic. La soglia di verosimiglianza delle sue opere è sicuramente spostata in avanti rispetto a quella di normali pellicole, ma il risultato finale di film come “Il Tempo dei Gitani”, “Papà...è in viaggio d’affari” (Otac na sluzbenom putu, 1985) non viene minimamente ad essere incoerente o non credibile, in quanto il suo cinema è talmente trascinante e visivamente poderoso, che non possiamo non venire trascinati ogni volta dentro il suo gioco, accettandone le regole senza opporre resistenza.
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