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Ricordando Jack Lemmon

Addio grande Jack!

Addio grande Jack!

Da stasera di sicuro rivedere “La Strana Coppia” (The Odd Couple,1968), uno dei film più divertenti della storia del cinema americano, ci divertirà un po’ meno. Pochi mesi dopo l’amico e compagno di memorabili film Walter Matthau, anche Jack Lemmon oggi ci ha lasciato. Non li ammireremo più lavorare insieme, ma soprattutto non li vedremo più divertirsi insieme, e mostrarci come l’essere grandi attori dipenda anche da una questione di affiatamento, dovuta ad una strana ed inspiegabile alchimia, e non solo al talento o alla tecnica recitativa. Dovremo accontentarci di pietre miliari della storia della commedia americana come “Non per Soldi...ma per Denaro!” (The Fortune Cookie, 1966), “Prima Pagina” (The Front Page,1974), “Buddy Buddy” (id., 1981), tutte opere dirette dal grande maestro Billy Wilder, che sicuramente da oggi, nella sua villa di Beverly Hills, si sentirà ancora più solo; certo, perché il suo rapporto con Jack Lemmon è stato una delle collaborazioni più durature ed artisticamente valide che il cinema contemporaneo ricordi; come non tornare allora a parlare di film come “Irma la Dolce” (Irma la Douce, 1963) o il capolavoro assoluto di “L’Appartamento” (The Apartament, 1960), in cui l’autore ha avuto la geniale idea di affiancare al talento comico innato dell’attore quello altrettanto portentoso di Shirley MacLaine? Basterebbe davvero questo ultimo film citato per riassumere tutta l’arte e la bellezza della recitazione di Lemmon: il suo C.C.Baxter, giornalista timido ed innamorato della bella ascensorista, rimane una delle più belle e commoventi interpretazioni dell’epoca dorata di Hollywood. Lemmon è stato senza dubbio l’attore che ha interpretato al meglio, tra gli anni ’50 ed i ’60, il passaggio da un tipo di commedia (e di comicità) “classico” ad uno più introspettivo e in un certo senso “serio”, avvenuto all’interno degli schemi collaudati della “sophisticated comedy” hollywoodiana. In questo modo è diventato il caratterista-simbolo per un’intera generazione di spettatori, ed anche per un’intera generazione di cineasti. Lemmon ha lavorato con tutti i maestri della nuova commedia, dall’amico Wilder a Blake Edwards, da Gene Sacks a molti altri registi specializzati nel genere. E “La Mecca” del cinema non ha risparmiato riconoscimenti ed onoreficenze all’attore, regalandogli otto nomination e due premi Oscar, vinti nel 1955 con “Mister Roberts” (id.,1955) ed all’inizia degli anni ’70 con il drammatico “Salvate la Tigre” (Save the Tiger,1973). Già, perché con il passare degli anni, e con l’affinamento del suo immenso talento, Lemmon si è dimostrato anche magnifico attore serio: pensiamo ad esempio a ruoli e performance da applauso come quella fornita nell’intenso “Sindrome Cinese” (The Chinese Syndrome,1979), oppure nel capolavoro di Costantin Costa Cavras “Missing-Scomparso” (Missing,1982), in cui interpreta un ricco imprenditore americano alla ricerca del figlio scomparso in Cile dopo il golpe e le seguenti “epurazioni”. Che altro aggiungere su di lui? Difficile, praticamente impossibile, citate tutte le prove d’attore che lo hanno consegnato di diritto nell’Olimpo delle leggende del cinema; spesso è riuscito con la sua sola presenza scenica, a rendere memorabili pellicole che senza di lui sarebbero certamente passare inosservate. Capace allo stesso tempo di essere sempre finemente misurato e credibilmente sopra le righe, negli ultimi anni ci ha regalato splendidi “cameo”, piccole partecipazioni di enorme impatto in pellicole di autori a lui cari. Come testamento spirituale dell’attore vogliamo perciò citare l’unica sequenza in cui Jack lemmon appare in “America Oggi” (Short Cuts,1993), capolavoro di Altman. Il suo è un monologo sgangherato, frenetico e disperato, quello di un padre che cerca di riconquistare l’amore del figlio abbandonato per anni. Da togliere il fiato. Un attore talmente grande che ancora oggi, dopo più di cinquanta anni dall’inizio della sua carriera (aveva esordito nel 1949), nessun altro caratterista statunitense è stato designato come suo potenziale erede.

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