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Editoriale

La storia di Ivan Reitman

L'acchiappasuccessi

L'acchiappasuccessi

Anche se non è certo uno di quei nomi che sono sempre tra i più citati ad Hollywood, in realtà Ivan Reitman è uno dei registi di maggior successo all’interno dell’establishment americano; la caratteristica maggiormente evidente che contraddistingue il suo cinema è senza dubbio il saper coniugare un tipo di comicità molto semplice e diretta, la cosiddetta “slapstick”, con gli effetti speciali e le mirabolanti immagini del “fantasy”.
Pensiamo immediatamente al suo maggior successo commerciale, quel “Ghostbusters” (id.,1984) che in pochissimo tempo, a metà degli anni ’80, si è trasformato in un fenomeno mediale di massa.
La sceneggiatura del film mescolava abilmente la vena comica di caratteristi come Bill Murray, Harold Ramis e Dan Aykroyd con la classica “ghost-story” dell’horror. Il risultato? Una commedia dai risvolti fantastici, ottimamente miscelata nelle sue parti e sapientemente diretta, soprattutto nel lasciare il giusto spazio al talento degli attori.
Ecco allora che il trio, già comunque affermato in patria con il “Saturday Night Live”, diventa famoso in tutto il mondo; e con loro Ivan Reitman, che già comunque si era fatto notare in America per i buoni successi di pubblico di due pellicole spudoratamente ridanciane come “Meatballs” (id.,1979) e “Stripes- Un Plotone di Svitati” (Stripes,1981), in cui recitavano già sia Murray che Ramis.
Dopo l’affermazione di questo nuovo tipo di pellicola, l’autore si è invece più decisamente dedicato alla commedia, mescolandola con l’action-movie in “Pericolosamente Insieme” (Legal Eagles,1986), in cui recitano Robert Redford e Debra Winger.
Del 1988 è invece “Gemelli” (Twins, 1988), prima collaborazione con Arnold Schwarzenegger, enorme successo di pubblico in America ma prime stroncature pesanti della critica; in effetti le volte in cui, negli ultimi anni, Reitman ha scelto di girare semplici commedie adatte ad un pubblico familiare, edulcorate perciò dalla ridanciana cattiveria dei suoi primi film, non sempre la sua vena creativa migliore ha accompagnato le sue pellicole: opere come “Un Poliziotto alle Elementari” (Kindergarten Cop,1990), “Junior” (id., 1994) o “Sei Giorni, Sette Notti” (Six Days, Seven Nights,1998) non rimarranno nella storia del cinema, e non hanno incassato quanto previsto.
In mezzo a questi prodotti però il cineasta ha piazzato due grossi successi, uno per quanto riguarda gli incassi e l’altro invece come consenso di critica. Il primo è, ovviamente, “Ghostbusters II” (id.,1989),fortunato seguito del precedente episodio in cui tutta l’allegra brigata viene riconfermata, con grande aggiunta e dispendio di effetti speciali. Il secondo è invece “Dave, Presidente per un Giorno” (Dave,1993), una delle migliori commedie degli equivoci degli anni ’90; grazie soprattutto ad una sceneggiatura brillantissima (nomination all’Oscar) ed alla grande performance di Kevin Kline, la storia “alla Frank Capra” del cittadino qualunque che grazie ad un clamoroso caso di somiglianza sostituisce il presidente degli Stati Uniti e contribuisce al miglioramento morale e politico della Nazione, è davvero una conferma del talento sinceramente comico di Reitman. Adesso tocca ad “Evolution” (id.,2001), sorta di remake aggiornato degli “Acchiappafantasmi” ed insieme sardonico sberleffo a tutto il cinema americano dei “Blockbuster”, il film dovrebbe essere uno dei maggiori successi dell’estate americana e di quella italiana.
E cosa attende Reitman in futuro? Niente altro che il confronto diretto con una delle pellicole unanimemente considerate come facenti parte della storia del cinema comico: il remake di “La Pantera Rosa” (The Pink Panther,1964), il capolavoro di Blake Edwards interpretato alla grande da Peter Sellers, David Niven e Claudia Cardinale. Come principale protagonista Reitman avrà, nell’arduo compito di non far rimpiangere il grande Sellers, il comico Mike Myers, già apprezzato caratterista nelle strampalate vesti della spia Austin Powers. Buona fortuna a Reitman, che questa volta si confronta, oltre che con le leggi del mercato “mainstream”, anche con un vero e proprio colosso storico dell’industria americana.
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