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“Chiambretti c’è” è partito il 3 ottobre, doveva chiudersi l’11 gennaio scorso, lo hanno prorogato fino a metà febbraio, in poche parole un successo inaspettato quello del programma diretto da Gianni Boncompagni e condotto da Piero Chiambretti

Il Forrest Gump della tv italiana

“Chiambretti c’è” è partito il 3 ottobre, doveva chiudersi l’11 gennaio scorso, lo hanno prorogato fino a metà febbraio, in poche parole un successo inaspettato quello del programma diretto da Gianni Boncompagni e condotto da Piero Chiambretti.

"“Chiambretti c’è” è partito il 3 ottobre, doveva chiudersi l’11 gennaio scorso, lo hanno prorogato fino a metà febbraio, in poche parole un successo inaspettato quello del programma diretto da Gianni Boncompagni e condotto da Piero Chiambretti.
Ne abbiamo parlato con Tiberio Fusco, uno dei suoi più stretti collaboratori, al fianco del comico ormai dal 1993, dai tempi di ”Servizi Segreti”. Fusco è prima di tutto un giornalista, a fatica si considera autore ma di una cosa è certo: “Posso lavorare solo con Chiambretti".

Chiambretti lo presenta spesso come il "Forrest Gump" della televisione italiana, un successo malgrado se stesso?

T.F.: "In realtà tutto quelli che lavorano con lui hanno una definizione, un nomignolo, Piero chiama Irene Ghergo “la Thatcher” della televisione italiana.
Per quanto mi riguarda tutto nasce dal fatto che io non c'entro nulla con questo mondo, quindi sono una sorta di personaggio improbabile che si trova n Tv senza sapere bene il perché. Poi ci sono anche degli episodi chiave come quando con Chiambretti mi sono ritrovato a fare un'intervista a
Gorbaciov, oppure, quando dopo il Giubileo dei lavoratori siamo stati ricevuti dal Papa. Ognuno di noi ha la sua foto con il Papa."

Quindi è tutto voluto il suo coinvolgimento nel corso delle puntate di "Chiambretti C'é"?

T.F.: "No, una pura casualità. Nel corso di una puntata si parlava di diete e di cibo. Chiambretti invece di dire “dimagrisce” disse "dimagra", qualcuno contestò questa formula e lui “ candido” dichiarò:
”Fusco usa sempre dimagra!”. Non è vero, in realtà ”dimagra” è una parola aulica utilizzata da Dante, mi hanno coinvolto, insomma, in trasmissione tutto accade malgrado me stesso”.
Questo episodio ha divertito Chiambretti perché secondo lui ho delle espressioni che fanno ridere. Sostiene che più che un autore o un giornalista in realtà io sono un comico!"

In realtà è un autore anomalo, scrive per Chiambretti e non abbandona il giornalismo?

T.F.: "L'autore è una definizione, un ruolo che non significa nulla, per me ”autore” è Dante Alighieri. Per quanto mi riguarda fornisco delle analisi giornalistiche ed è per questa ragione che non si può perdere di vista l'informazione. Continuo a collaborare per diverse testate ormai dal 1987, non lascerei mai il giornalismo. Chiambretti è l'autore di se stesso, quando scrivo per lui il lavoro sulla comunicazione continua, ma in una forma diversa. Tutto qui."

Lavorare con Piero Chiambretti è una dannazione, un piacere o una follia?

T.F.: "Tutte e tre cose, proprio in questo ordine. Lui è esigente e pignolo, ad esempio quando siamo a cena commenta la puntata appena chiusa e prima della cena commenta la puntata che ci deve essere e, comunque, trova sempre qualcosa che non è andato bene, anche se è andato tutto benissimo. Chiambretti è un perfezionista."

Avrebbe preferito altri personaggi?

T.F.: "No. Io posso lavorare solo con Chiambretti. Il mio lavoro può andar bene solo per lui."

Un rapido punto sulla tv in Italia, da un vero out-sider del piccolo schermo...

T.F.: "Posso copiare Chiambretti? Lui dice sempre che facendo la televisione hai un solo, unico privilegio, ovvero, non vedi quella degli altri. Personalmente seguo solo “Blob”. Insomma, la televisione è come un gomma da masticare, lo dice sempre Boncompagni!"

Qualcosa avrà pur amato della televisione italiana?

T.F.: "Recentemente ho conosciuto Arbore. Quando è venuto al programma mi ha fatto i suoi complimenti, mi sono sentito ancora una volta un perfetto Forrest Gump, perché non ho perso una puntata di “Quelli della notte” o di “Indietro tutta”. L'ideale sarebbe fare un programma con Arbore, Boncompagni e Chiambretti, sarebbe l’A, B e C della televisione, c'è già il titolo.
In questa stagione c'è stato un vero boom dei programmi d'attualità e un flop pesante del varietà."

Si tratta di una questione legata alla tensione internazionale o crede che i tempi siano maturi per un salto di qualità della televisione?

T.F.: "Credo che sia tutto molto casuale. Ho trascorso tutto il mese di settembre a documentarmi sulla guerra, non è stato facile far ridere in quel momento. Ho due block-notes su cui continuo a scrivere - sono un autore con due block-notes - uno sull'amore e uno sulla guerra."
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