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Una finestra con vista sul mondo, nelle nostre case. Ad aprirla, ogni domenica, è Licia Colò, viaggiatrice per eccellenza, che da anni ci mostra i luoghi più belli e inesplorati del pianeta.
Licia nel paese delle meraviglie
Una finestra con vista sul mondo, nelle nostre case. Ad aprirla, ogni domenica, è Licia Colò, viaggiatrice per eccellenza, che da anni ci offre la possibilità di conoscere i luoghi più belli e inesplorati del pianeta.
Natura, viaggi e televisione. Come ha iniziato la sua carriera?
L.C."Il lavoro in televisione è iniziato casualmente. La scelta dei temi da trattare, invece, è stata voluta sin dall'inizio. L’ambiente, gli animali e i viaggi sono da sempre le mie passioni, a prescindere dal lavoro che avrei svolto. Poi sono riuscita a portare la natura in televisione e a farne la mia professione."
E’ vero che più si viaggia più si ha voglia di viaggiare, ma lei non è mai stanca?
L.C."I tempi richiesti da una diretta a settimana sono difficili da conciliare con i viaggi. In realtà, i miei spostamenti si sono ridotti rispetto al passato. Considero il viaggio ancora un’esperienza unica. E’ importante per la nostra vita, per il modo di vedere e di affrontare le cose, per conoscere i nostri limiti e le realtà diverse da quelle che normalmente ci circondano. Credo che i viaggi servano molto a crescere."
C’è un posto, tra quelli visitati, che le ricorda qualcosa di straordinario a livello professionale o personale?
L.C."Tutti i luoghi che ho conosciuto mi hanno lasciato qualcosa. E’ come chiedere: butteresti dalla torre la mamma o il papà?. Non sono in grado di dare una risposta. Ci sono luoghi che mi hanno dato emozioni fortissime legate alla natura e altri delle emozioni legate all’umanità. Certo è che, dei viaggi che ho compiuto non ho portato a casa oggetti materiali ma sensazioni che ho impresse nella memoria."
E un’avventura che non avrebbe mai voluto vivere, invece?
L.C."Difficile parlare di un’avventura che non avrei voluto vivere. Forse un episodio recente che mi è accaduto ad Amsterdam: stavo lavorando e, durante le riprese in video, sono stata derubata. Davanti alle telecamere. Certamente c’è stata una svista da parte nostra, ma è stata una cosa inaspettata e non piacevole. Per quanto riguarda le esperienze vissute a contatto con la natura, invece, non ci sono state avventure terribili. Anche per gli episodi che mi hanno spaventata o quelli particolarmente difficili, non riesco a dire: "non avrei voluto viverli".
E’ possibile raccontare un viaggio? Come si possono trasmettere certe emozioni?
L.C."Chi riesce a trasmettere le sensazioni di un viaggio è senza dubbio un bravo narratore. In linea di massima un viaggio è sempre meglio farlo che sentirlo raccontare.
Qual è l’audience e il target di "Alle falde del Kilimangiaro?"
L.C."Per quanto riguarda l’audience, siamo intorno al 9% con una media di un milione e mezzo di telespettatori. Ma raggiungiamo anche delle punte di due milioni e settecentomila telespettatori. Il target di riferimento della trasmissione dovrebbe essere piuttosto vasto, anche se, forse, non ci sono giovanissimi. Credo che il pubblico di "Alle falde del Kilimangiaro" sia composto di persone dai venti agli ottant’anni."
C’è un altro programma di viaggi che le fa concorrenza?
L.C."Nessuno. Un altro programma di viaggi è quello di Roversi e Blady, “Turisti per caso”. Però direi che è diverso. Ci sono contenitori che ospitano filmati di viaggi intorno al mondo ma "Alle falde del Kilimangiaro" propone luoghi e itinerari differenti. Non racconta un solo viaggio. Cerchiamo anche di renderci utili, offrendo informazioni di servizio."
Che differenza c’è fra la trasmissione che conduce quest’anno e quelle che ha condotto in passato?
L.C."Dal 1989 mi occupo di animali e di natura e lo scheletro dei miei programmi è sempre lo stesso. Ho viaggiato molto perché in Italia ci si esaurisce presto. Le trasmissioni che ho condotto in passato, per esempio King Kong, avevano più il carattere di documentario ed erano legate all’ambiente. "Alle falde del Kilimangiaro", invece, è un programma “turistico” e si interessa soprattutto al viaggio. Anche in questo contesto, però, inserisco proposte di itinerari legati all’interesse per la natura. In tre ore e mezza di trasmissione si possono affrontare tanti argomenti diversi."
"Alle falde del Kilimangiaro" va in onda in concorrenza con tre “mattatori” della domenica, per di più con una durata di tre ore e mezza. Come si è preparata a questa sfida?
L.C."Se la prendi come una sfida, hai già perso in partenza: è ovvio che i programmi generalisti, possono realizzare ascolti più elevati. E, comunque, una concorrenza così forte è da stimolo per fare sempre meglio. Fino ad ora l’esperienza è stata sicuramente positiva: perché riuscire a ottenere su Raitre il 9%, la domenica pomeriggio, in concorrenza con trasmissioni molto seguite, rappresenta un grande successo."
Ha mai pensato di sperimentarti in un ruolo diverso, sempre nell’ambito televisivo?
L.C."Ho iniziato a fare televisione occupandomi di spettacolo, poi nell'89 mi sono specializzata scegliendo di condurre programmi orientati sulla natura. Questo non significa che, per tutta la vita, farò solo trasmissioni di questo genere. Se dicessi che voglio fare cose diverse sarebbe come aver seminato e non usufruire del raccolto. Sarebbe difficile, ora, confrontarmi di nuovo con un programma legato allo spettacolo."
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