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Intervista al regista della favola che sta incantando mezzo mondo.
Jean Pierre Jeunet: "Amelie c'est moi"
Intervista al regista della favola che sta incantando mezzo mondo.
Il destino di “Amélie” è davvero strano. Rifiutato a Cannes, il film è uscito a mani vuote anche dai Golden Globe Awards. Qual è stata la sua reazione dopo il premio a “No man’s land”?
J. P. J. I Golden Globes? Che dire, aspetto il prossimo….Un giorno si vince e un altro si perde ma non è un problema. Non è per questo che faccio i film, ma per il piacere di farlo e se poi hanno successo come “Amélie”, tanto meglio.
Dopo quasi un anno, che ricordo ha dell’esclusione del film dalla selezione di Cannes?
J. P. J. Devo dire che siamo rimasti delusi per ventiquattro ore, ma questa sensazione è passata presto dopo il grande successo di pubblico, oggi ne rido tranquillamente. Se non altro questa esperienza mi ha insegnato una cosa, e cioè che si può fare a meno di Cannes.
Mancano meno di due mesi alla Notte degli Oscar: “Amélie” sarà in lizza per altre categorie oltre a quella per il miglior film straniero?
J. P. J. Non voglio pensarci, davvero (ride). Avevo già comprato un abito per il festival di Cannes e poi non l’ho indossato…..Lo userò per la notte degli Oscar!
Si era parlato di un remake americano di “Amélie”: cosa ne pensa?
J. P. J. No, assolutamente. Non ci sarà nessun remake, per carità. Negli USA mi hanno già offerto di girare un serial televisivo su Amélie ma ho rifiutato. In Francia, magari, potrei girare un sequel dove Amèlie è sempre triste, Kassovitz è disoccupato e la picchia ogni giorno: forse così avrebbe buone critiche…
Al di là del caso di “Liberation” (il giornale francese che ha definito il film “un manifesto di Le Pen”, è soddisfatto dalle critiche ricevute dal film?
J. P.J. Guardi, metterei la firma per ripetere queste critiche: 450 positive e 6 negative, tra cui quella che ha citato. Il problema, però, non è mio semmai di chi ha scritto male. Quanto al critico che mi ha dato del fascista, se mi trovassi oggi un un campo di concentramento preferirei essere interrogato da Amelie che da uno come lui.
Come è nato il look di Audrey Taotou?
J. P.J. Per “Amélie” abbiamo fatto comunque molti provini, Audrey ha provato diversi look e fose li potrete vedere in DVD. In America, intanto, molte ragazze chiedono una pettinatura come la sua e su “Elle” è stato pubblicato un servizio intitolato “Vestitevi come lei”, inoltre anche la stilista di Gaultier mi ha confessato di essersi ispirato a lei per la sua ultima collezione. Tutto questo mi ha fatto un enorme piacere, in fondo c’è molto di Amélie in me. Sì, potrei dire che Amélie sono io.
“Amélie” era stato scritto per Emily Watson: dopo il successo del film vi siete visti o sentiti?
J. P. J. Ho incontrato Emily a Los Angeles in occasione di un premio e devo dire che ero un po’ imbarazzato perché era risaputo che sarebbe dovuta essere lei la protagonista del film, mentre poi è andata in maniera diversa. Invece lei è stata molto carina con me e si è congratulata del nostro successo. In ogni caso credo che il film avrebbe funzionato anche con Emily Watson.
Perché ha scelto Mathieu Kassovitz per il ruolo di Nino?
J. P. J. Lo avevo incontrato durante un festival di cortometraggi ed ho sempre avuto grande stima di lui, sia come attore che come regista, inoltre in Francia non abbiamo attori come Brad Pitt o Leonardo Di Caprio. Kassovitz è un attore un po’ pigro, non prepara a lungo la parte, ma quando è davanti la macchina da presa è straordinario.
Quale sarà il suo prossimo film? Ha dei progetti in corso?
J. P. J. In effetti ho un progetto che si sta definendo in questi giorni, ma preferisco non parlarne: posso dire soltanto che sarà tratto da un libro di uno scrittore francese. Dopo “Amélie” non saprei proprio cosa raccontare di più per 25 anni: in questo film ho messo tutto me stesso.
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Jean-pierre Jeunet

