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Il settimo sigillo
Il settimo sigillo
Il settimo sigillo
Non ci sono aggettivi o giri di parole che possano effettivamente rendere merito all’opera di Bergman. “Il settimo sigillo” ha lasciato una traccia indelebile nella storia del cinema. Un assoluto capolavoro autoriale che affronta magnificamente, sotto ogni punto di vista, il tema della morte. La ricerca di spiegazioni e significati esistenziali da parte del cavaliere medioevale è una delle più compiute allegorie artistiche del secolo passato. Riflette il dramma spirituale dell’uomo dinanzi la consapevolezza dell’ineluttabilità del suo destino e di fronte alla percezione ultima della morte come unica certezza. Il lavoro scandinavo non costituisce un esempio di poesia didascalica e suggellata dalla potenza delle immagini. Piuttosto costituisce un caso emblematico di “filosofia cinematografica” di chiara derivazione kierkegaardiana. Il cammino di Antonius è il cammino di Bergman e di ogni uomo. Il suo viaggio in una Svezia dipinta alla maniera di una landa desolata e perduta acquisisce una straordinaria valenza simbolica, divenendo metafora di un ben più travagliato percorso interiore. Suggestiva e straordinariamente inquietante è la scena della partita a scacchi, il gioco che per eccellenza rievoca il destino dell’uomo: come il giocatore decide la sorte delle differenti pedine, così la Morte supervisiona in maniera fatalistica le strade intraprese dall’essere umano, determinandone la rotta e soprattutto stabilendone l’ora del ricongiungimento. Realizzato in un’epoca di inquietudine ed incertezza (siamo negli anni della Guerra Fredda), “Il settimo sigillo” riflette appieno delle ansie storicamente fondate (in primo luogo, la preoccupazione di un nuovo possibile conflitto nucleare). Per realizzare il film, il regista si ispirò ad un altro suo lavoro, “Pittura su legno”. E poi lo girò in poco più di un mese.
PROFILO TECNICO
Sotto il profilo video, il disco in formato 1.33:1 presenta dei limiti piuttosto evidenti, anche a causa di un master di fatto logorato dal tempo. I difetti di compressione emergono in modo vistoso, intaccando marcatamente la definizione generale dell’immagine. Il contrasto ristagna a livelli di assoluta mediocrità; la dimensione cromatica in bianco e nero presenta diffuse alterazioni ed evidenti danneggiamenti. La scala dei neri è molto scarsa. L’audio stereofonico (DD 2.0) è anch’esso di qualità scadente, essendo contrassegnato dalla costante presenza di un fastidiosissimo fruscio. Il fronte anteriore non funziona adeguatamente e la mancata spazialità delle casse dx/sx lo testimonia con chiarezza. La sezione rear è degna di nota solo nell’ampliamento di un’acustica chiusa ed eccessivamente rimbombante. Subwoofer praticamente mai operativo.
EXTRA
Contrariamente a quanto detto per il fronte audio-video, la sezione extra del Dvd è ottimamente realizzata. A destare particolare interesse sono la nota teologica di Don Bruno Forte che analizza il film a partire dai suoi contenuti religiosi e la scheda critica di Fernaldo Di Giammatteo che invece si sofferma su alcune scene rilevanti, proponendoci un’interpretazione a 360° della pellicola di Bergman. Di pregevole fattura sono anche le schede filmografiche del regista e degli interpreti. Naturalmente presenti le opzioni riguardanti l’accesso diretto alle scene e la possibilità di visionare il film con l’avvallo dei sottotitoli in italiano per i non udenti.
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Max Von Sydow



domenica 19 ottobre 2003
ore 15:03