Uno degli eventi piu interessanti della 43 edizione del festival del cinema di Pesaro e stata la proiezione del documentario "Gli Invisibili"...

gli invisibili
Festival

Uno degli eventi più interessanti della 43° edizione del festival del cinema di Pesaro è stata la proiezione del documentario "Gli Invisibili"...

Il non-cinema italiano

Uno degli eventi più interessanti della 43° edizione del festival del cinema di Pesaro è stata la proiezione del documentario "Gli Invisibili"...

Uno degli eventi più interessanti della 43° edizione del festival del cinema di Pesaro è stata la proiezione del documentario “Gli Invisibili”, realizzato con la supervisione di Vito Zagarrio da alcuni giovani registi, desiderosi di raccontare l’odierno panorama cinematografico italiano dando voce a coloro che hanno esordito al lungometraggio negli ultimi anni. Le attuali contraddizioni del sistema produttivo e distributivo del nostro paese sono state in qualche modo sviscerate proprio da quelle che possono essere in teoria considerate le “vittime” di tale sistema, che in pratica li ha abbandonati ad un destino oscuro.  

A prescindere dalle evidenti falle presenti nell’industria dello spettacolo italiana, che devono giustamente essere denunciate ed urgentemente riparate, questo documentario ha purtroppo rivelato un problema fondamentale della crisi del nostro cinema, che è la pochezza intellettuale e la mancanza di lucidità progettuale di chi si definisce un “giovane autore”. Anche attraverso un errore di fondo nell’idea di montaggio dell’opera, che mescola i singoli discorsi in un unico calderone generalizzato, ciò che ne viene fuori sembra essere un’idea di cinema completamente autoreferenziale, destinata a priori al fallimento. 

La spiacevole sensazione che “Gli Invisibili” regala allo spettatore è quella di una nuova leva di cineasti che vede e sente il mezzo-cinema come fonte indispensabile per esprimere delle esigenze personali, delle idee (o delle mancanze) che devono essere testimoniate a quella parte di pubblico che può recepirle e condividerle. Sotto questo punto di vista  a nostro avviso viene totalmente avvilito uno degli aspetti fondamentali di ciò che il cinema dovrebbe essere, che è volontà di racconto verso e per il pubblico, inteso nel senso più ampio del termine. Trattandosi di un processo creativo che si realizza attraverso meccanismi economici comunque rilevanti – non è quindi ancora sbagliato né fuorviante chiamarlo meccanismo industriale – un lungometraggio dovrebbe andare incontro alle esigenze narrative ed estetiche di quanta più gente paghi un biglietto per vederlo, e possibilmente, in secondo luogo, raccontare i gusti  - ma a nostro avviso non necessariamente le pulsioni personali – di chi lo ha realizzato.   Se il cinema è fin dalla sua nascita la forma d’arte di maggiore visibilità tra quelle esistenti,  è perché fin dal principio di è dichiarata come “spettacolo”, un valore aggiunto di importanza fondamentale. Il problema conclamato della maggior parte dei presunti autori presenti in “Gli Invisibili” – ci sentiamo di escludere la lucidità di Daniele Vicari ed Alessandro Piva – sembra quella di vedere invece il film come un mezzo quasi terapeutico di espressione esageratamente soggettiva. Se agli errori ed alla cecità di un sistema produttivo come il nostro ci si aggiunge questa spiccata e dannosa autoreferenzialità, lamentarsi che le cose non vanno diventa un’azione che si tinge di grottesco...


KEYWORDS:
  • 43^ FESTIVAL DI PESARO | 
  • DOCUMENTARIO GLI INVISIBILI | 
  • RECENSIONE DOCUMENTARIO GLI INVISIBILI | 
  • MIMMO CALOPRESTI
  • CINEMA ITALIANO
LEGGI ANCHE

ADV

ULTIMI FILM INSERITI

Guarda tutti i film >

sponsored links PPN