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Film

Una satira della famiglia graffiante e piena di un’ironia acuta e crudele. Un film da non perdere.

I Tenenbaum

I Tenenbaum

“Famiglia non è un sostantivo. E’ una condanna.” Con queste parole si apre I Tenenbaum, il film di Wes Anderson che in America ha riscosso un enorme successo di critica e che è stato salutato dal New York Times come il migliore film dell’anno. Già considerato un genio in patria, Anderson sta diventando l’esponente di punta del cinema indipendente d’autore, come il suo omonimo, Thomas Anderson, regista di Magnolia.

Strutturati come in un romanzo, i capitoli de I Tenenbaum raccontano la storia di una famiglia genialoide e nevrotica: un padre istrione ed esigente, una madre brillante e premurosa, e tre piccoli enfant prodige, luminari nei più disparati settori. C’è il mago dell’economia che ha fatto fortuna all’età di dieci anni trafficando in topi dalmata, una baby drammaturga che legge O’Neill e un fenomeno del tennis che ha già vinto tutte le maggiori competizioni. Ritroviamo i Tenenbaum vent’anni dopo, e le cose sembrano molto cambiate. Il padre ha abbandonato la famiglia dopo infiniti tradimenti, la madre sta per risposarsi con il suo commercialista. Ma sono soprattutto i tre figli ad aver perso la strada che sembrava indirizzata verso sicura gloria e successo: Luke, il tennista, è stato clamorosamente umiliato in un incontro e si è imbarcato nella legione straniera, segretamente innamorato della sorella adottiva Margot; Margot, la drammaturga, ha sposato un improbabile neurologo e passa le giornate a mollo nella vasca da bagno con la sigaretta sempre in bocca; Chas, l’economo, dopo aver perso la moglie è solo con i sue due bambini, un cane e la tutina rossa dell’Adidas, la sua seconda pelle. Il padre però, che nel frattempo è stato sfrattato dal Lindberg Hotel, dopo aver distrutto la vita dei suoi figli è deciso a tornare alla riscossa e a farsi perdonare.

Scritto in maniera magistrale, I Tenenbaum è un film godibilissimo ed intelligente. L’ottima sceneggiatura è poi arricchita dalle mirabili interpretazioni degli attori, in particolare quella dello straripante Gene Hackman (che ha ricevuto un Golden Globe per la parte), ingiustamente escluso dalle Nomination agli Oscar. Assolutamente originale è poi il materiale umano che striscia sullo sfondo, un sottobosco esilarante di nevrosi e alienazione: il neurologo Bill Murray e il suo inseparabile paziente, un bambino con una strana sindrome (“non vuoi più fare esperimenti su di me?”). Il vicino di casa che sognava di essere un Tenenbaum ed è diventato un artista cowboy. Il cameriere indiano Pagoda che gioca ad accoltellare il suo padrone. Insomma, I Tenenbaum è un film mai banale, una satira della famiglia graffiante e piena di un’ironia acuta e crudele. Un film da non perdere.
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COMMENTI:
  • maco
    giovedì 28 marzo 2002
    ore 0:00
    Commento articolo: I Tenenbaum : bello
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