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La poetica dell'eterno bambino trionfa ancora, in un racconto dove anche chi ha la barba bianca o la faccia rovinata dalle rughe conserva e sfodera un'anima infantile.

L’eterno bambino, o semplicemente Harry Potter?

La poetica dell'eterno bambino trionfa ancora, in un racconto dove anche chi ha la barba bianca o la faccia rovinata dalle rughe conserva e sfodera un'anima infantile.

“Girare Harry Potter? Troppo facile. Sarebbe stato come sparare a delle anatre in un barile”. Parola di Steven Spielberg, primo candidato chiamato per realizzare “Harry Potter e la pietra filosofale”. Molti di noi hanno pensato che lui sarebbe stato il regista più adatto. Da sempre affetto dalla sindrome di Peter Pan avrebbe potuto trasformare un piccolo protagonista delle sue storie (gente ordinaria in situazioni straordinarie) in un mago dai poteri infallibili. Quando la fama del nostro maghetto ha coinvolto anche i grandi, si è temuto che la trasposizione cinematografica avrebbe potuto danneggiare la figura perfetta e senza sbavature di un bambino ‘quasi normale’ per trasformarlo in un eroe in cui tutti potevano rispecchiarsi. Per fortuna la ‘mamma’ di Harry (la scrittrice J. K. Rowling), onnipresente nella realizzazione del film, non ha voluto che ci fossero cambiamenti all’interno della storia. Un motivo che ha tolto entusiasmo a Spielberg. O forse la ragione della sua rinuncia risiede nelle parole stesse del regista: “Crescendo ho capito di avere la responsabilità di raccontare storie più autentiche”. E a noi va bene così. Noi grandi intendo. Perché la fortuna del libro risiede nella facilità con cui il lettore si lascia trasportare in una storia che sa bene non appartenergli. Non si sente responsabilizzato. Non deve interpretare nulla, non deve immedesimarsi in nessuno. Non deve fare altro che leggere una storia dove niente è mai dato per scontato. Dove i colpi di scena, che l’adulto, in questo caso, crede sempre di prevenire, sono invece sempre inattesi e stupefacenti. Insomma, leggere Harry Potter non costa fatica. Il regista Chris Columbus ha capito e ha da subito promesso ai fan grandi e piccini dei libri di Harry che non sarebbero rimasti delusi: “Se i libri sono stati così popolari, perché cambiarli?”.
Finalmente, dopo Cenerentola, ritorna una letteratura che toglie l’angoscia e restituisce l’ottimismo.

Insomma, la poetica dell'eterno bambino trionfa ancora, in un racconto dove anche chi ha la barba bianca o la faccia rovinata dalle rughe conserva e sfodera un'anima infantile. Un racconto semplice dove vincono i sentimenti, la purezza, l'amicizia. Dove esiste il richiamo alle rigide regole della scuola anglosassone, con le sue uniformi e le sue divisioni in ‘case’. Dove le avventure di Harry rinvigoriscono il bisogno della tradizione, insegnano che l’amicizia è fondamentale, onorano il rispetto delle regole che, comunque, prevedono esse stesse di essere violate, come fa il nostro protagonista quando vaga di notte per il collegio o quando affronta il cane a tre teste. Ma lo spettatore disincantato, stufo degli insegnamenti dei tanti film in circolazione, non va alla ricerca di significati o interpretazioni. A lui basta guardare Harry Potter volare su una scopa per divertirsi e ritrovare il sorriso.
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COMMENTI:
  • Elisa
    lunedì 12 novembre 2001
    ore 0:00
    Commento articolo: Harry Potter, l’eterno bambino : Complimenti, l'articolo su "Harry Potter l'eterno bambino" è veramente bellissimo!!!
  • Elisa
    lunedì 12 novembre 2001
    ore 0:00
    Commento articolo: Harry Potter, l’eterno bambino : Complimenti, l\'articolo su \"Harry Potter l\'eterno bambino\" è veramente bellissimo!!!
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