Arrivato nei cinema nel 1978, in un periodo in cui la grande stagione dell’horror degli anni ’70 iniziava il suo declino, l' "Halloween" diretto da John Carpenter riscriveva in qualche modo gli stilemi del genere, grazie soprattutto al grande vena iconoclasta del suo autore. In qualche modo l’apparizione di Michael Myers, rappresentazione del male “assoluto”, quasi puro nella sua vena totalmente distruttiva, slega questo tipo di cinema dalle connotazioni realistiche e profondamente psicologiche che invece erano il punto di forza di opere appena precedenti come ad esempio “Rosemary’s Baby” (id., 1968) di Roman Polanski e soprattutto “L’esorcista” (The Exorcist, 1973) di William Friedkin. Il secondo, grande elemento si stacco rispetto al passato è più propriamente filmico, consiste nell’uso geniale che Carpenter fece dalla macchina da presa, trasformandola nell’occhio suadente ed allucinato dello stesso serial killer. Le soggettive che precedono lo scatenarsi della violenza di Myers hanno davvero scritto l’estetica dell’horror da quel momento in poi.
Defilatosi Carpenter dall’idea di girare seguiti del suo capolavoro, limitandosi in qualche caso alla produzione esecutiva o al semplice appoggio pubblicitario, la seconda puntata arriva nel 1981, firmata dallo sconosciuto Rick Rosenthal, ed immediatamente lascia capire come il prodotto sarà destinato ad un consumo puramente commerciale, lontano anni luce dalla qualità dell’originale. Non molto più convincente si dimostra anche “Halloween 3” (id., 1982), diretto da quel Tommy Lee Wallace che era stato il montatore del film di Carpenter. Con questa terza avventura sembrava che la saga dedicata al più irriducibile dei serial-killer si fosse esaurita, ma ahinoi non è stato così.Tra la fine degli anni ’80 e per tutto il decennio successivo ne vengono realizzati sequel più o meno dichiarati, e tutti assolutamente dimenticabili. Un minimo di credibilità all’epopea arriva con “Halloween 20 anni dopo” (Halloween H20: 20 Years Later, 1998), diretto dallo specialista dell’horror Steve Miner, pellicola che segna il rientro nella saga dell’eroina Laurie Strode, interpretata sempre dall’ormai mitica Jamie Lee Curtis (che aveva lasciato dopo il secondo capitolo). Ed ecco per ultimo questo il ritorno alle origini, questo atteso remake del primo capitolo firmato dal “neo maestro” del genere Rob Zombie, ed interpretata da Malcolm McDowell.
Questa, in sintesi, la storia di una delle icone più durature ed affermate della storia del genere horror; rispetto ai lungometraggi che lo hanno seguito, “Halloween” di John Carpenter rimane un’opera dalle qualità cinematografiche insuperate, ed è entrato di diritto nell’immaginario collettivo e nella storia del cinema. Ciò che è venuto poi è stato, in maniera più o meno fruttifera, il semplice sfruttamento da parte dell’industria del mito di Michael Myers.


John Carpenter



