Spettacolo maestoso, assai efficace sia come puro prodotto di intrattenimento che come idea di cinema, personalissima, di Ridley Scott, qui decisamente ispirato
"Il gladiatore"
Le previsioni sono state rispettate e il film di Ridley Scott ha vinto il premio più importante.
Il commento
Guai a sottovalutare questo film, da troppi considerato soltanto l’ennesimo blockbuster estivo dell’industria hollywoodiana. “Il Gladiatore”, meritato ritorno al successo del bravo ma discontinuo Ridley Scott, è certamente uno spettacolo imponente, visivamente impeccabile, mirabilmente costruito come una pellicola destinata ad affascinare il grande pubblico; oltre questo è però anche una sottile riflessione sul potere dello spettacolo, sulla forza e l’importanza dell’immagine nei confronti della società. A prescindere comunque dai sottotesti di quest’opera, non possiamo non rimanere increduli di fronte alle stupende scene di battaglia - soprattutto la prima nel Colosseo - alle ricostruzioni volutamente sovraccariche e vertiginose, alla musica di Hans Zimmer, tonante e vigorosa al punto giusto. Il regista riesce ad orchestrare tutte queste matrici spettacolari in un prodotto di alto valore cinematografico, aiutato anche da bravissimi attori; soprattutto Russell Crowe, visto altrove anche in prove più misurate, qui riesce a liberare tutta la sua rudezza e fisicità, doti senz’altro adatte alla natura del personaggio. Da applausi anche i caratteristi di contorno, a partire dai due grandi veterani, Richard Harris ed il compianto Oliver Reed, scomparso durante le riprese. Che dire ancora di questo film? Per capire fino in fondo cos’è “Il Gladiatore” bisogna averlo visto, soprattutto per apprezzare quanto esso si discosti, sia per qualità che per il progetto estetico a monte del film, dalla solita produzione americana di colossal, assai spettacolari, ma inermi per tutto il resto.
In sintesi
Spettacolo maestoso, assai efficace sia come puro prodotto di intrattenimento che come idea di cinema, personalissima, di Ridley Scott, qui decisamente ispirato. Tutto, dalle scenografie alla musica, tende allo sfarzo e alla potenza della resa cinematografica, perciò “Il Gladiatore” non si presenta certo come un’opera per palati fini. Attenti però a non sottovalutare le precise scelte dell’autore, che rendono questa pellicola anche un film autoriale, in un senso più vasto del termine.
Il giudizio
Adrenalinico, ottimamente orchestrato da Scott, vigorosamente interpretato da Crowe, il film si propone come uno dei più spettacolari dell’anno. Forse addirittura sottovalutato a causa della sua confezione, andrebbe inserito nella versatile produzione del suo autore come un nuovo, importante tassello.
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