Amenabār, alla sua prima esperienza in lingua inglese, ci conduce nei labirintici corridoi della casa, buia e tetra, attraverso la follia della sua protagonista.
THE OTHERS
Amenabār, alla sua prima esperienza in lingua inglese, ci conduce nei labirintici corridoi della casa, buia e tetra, attraverso la follia della sua protagonista.
Un sogno, un incubo, questo forse vuole raccontare Amenābar col suo terzo film.
Alla sua prima esperienza in lingua inglese, il regista spagnolo ci conduce nei labirintici corridoi della casa, buia e tetra, attraverso la follia della sua protagonista. Nicole Kidman č l’essenza stessa del film. Personaggio complesso e inquietante nasconde dentro di se segreti che forse non conosce, compie azioni immotivate che lei stessa non giustifica. E lentamente impazzirā. E lentamente si accorgerā di non potersi pių fidare di nessuno, affronterā i figli, il marito morto in guerra, i domestici e finalmente capirā, e noi con lei.
“The others” mantiene per tutto il corso del film uno stile semplice. Amenabār non si svela, preferisce mostrare i suoi personaggi nella loro complessitā, nel buio della casa, nella nebbia che li circonda. Il clima di terrore che ci avvolge giā dai titoli di testa non ci conquista pienamente. La parte centrale del film procede lenta in attesa della rivelazione finale che sė ci sconvolge, ma certamente non lascerā nessun segno dentro di noi.
Amenābar gioca molto con le ossessioni della povera Grace, con i suoi folli comportamenti e con le sue azioni ingiustificate. Entra nelle viscere del personaggio, lo mostra, non lo ama, lo segue e lo difende, ma non lo racconta per intero. Il segreto che Grace porta con se, il peggiore che una madre possa avere, molte delle sue azioni (perché non si deve aprire mai una porta prima che non sia stata chiusa l’altra) non sono spiegate. Non chiediamo una giustificazione, ma anche noi vorremmo godere come ha fatto Amenābar nella costruzione del film, anche noi vorremo far parte del suo incubo, dell’incubo di Grace, dell’incubo della Kidman. Soprattutto avremmo preferito che Amenābar ci raccontasse solamente un incubo, perché i fantasmi per essere credibili hanno bisogno di magia.
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