Anche a tua madre
Il film sorpresa del Festival di Venezia, un piccolo road movie basato sul sesso che rischia di diventare un cult.
Anche a tua madre
Anche a tua madre
Di Alfonso Cuaron
Con Gael Garcia Bernal e Diego Luna
Messico, 2001
Tenoch e Julio, amici fraterni diciassettenni, conoscono Luisa, una ragazza spagnola più grande di loro, con la quale decidono di fuggire alla ricerca di una spiaggia sulla costa messicana. Tra i tre si instaura subito un rapporto anomalo, che sfocerà in un gioco erotico che distruggerà l’amicizia fra Tenoch e Julio.
Un piccolo road movie basato sul sesso che rischia di diventare un cult, il film di Cuaròn ( conosciuto in Italia per Il paradiso perduto con la coppia Hawke-Paltrow) è un manifesto dei desideri sessuali adolescenziali. Trattato con semplice leggerezza, girato con grande maestria "Anche a tua madre" diverte, coinvolge e commuove lo spettatore.
Alla base del film vi è il rapporto fra i due protagonisti. Fratelli nell’animo i due si masturbano insieme all’inizio del film e si baciano alla fine, ma, come Luisa, entrambi portano dentro di se dei piccoli segreti. Saranno le provocazioni sessuali di Luisa a mettere in discussione il loro rapporto. Sarà la stessa forza erotica di Luisa a riunire i due “fratellini”… e sarà un finale triste e commovente a svelarci degli elementi che la leggerezza dello stile di Cuaròn ci aveva nascosto.
"'Anche a tua madre' è un film nato dieci anni fa e scritto con mio fratello, a cui non riuscivamo a dare una forma propria… poi l’anno scorso ci è venuto in mente di collocare tutto in un contesto erotico” dice Cuàron. E’ questo l’aspetto del film che più intriga e colpisce sia per la semplicità
dei dialoghi che per la semplicità delle immagini. Sequenze idealmente forti e scandalose, dai baci gay a delle orge a tre, vengono fotografate con una purezza difficile da raccontare con le parole la forza incantatrice delle immagini ci colpisce e ci affascina, come è giusto che accada quando si parla di cinema.
Unica nota negativa è la voce off narrante che spesso interrompe l’oblio che il film ci trasmetteva, riportandoci inutilmente col sedere sulla poltrona. L’idea di fare un film che nella rappresentazione dei personaggi assomigliasse a un romanzo, obbiettivo dichiarato dallo stesso regista, è forse l’anello debole di una catena costruita perfettamente. Cuaròn non tralascia infatti né gli aspetti politici, né quelli sociali mostrandoci un Messico povero quanto affascinante da degli squallidi motel a spiagge paradisiache deserte.
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