Classico bel film americano alla Cameron Crowe. Autobiografia, risate e personaggi creativi. Commedia divertente che aspira ad una storia più emblematica senza farcela
Elizabethtown
Classico bel film americano alla Cameron Crowe. Autobiografia, risate e personaggi creativi. Commedia divertente che aspira ad una storia più emblematica senza farcela
“Come si fa a dire addio a qualcuno che a malapena salutavi?” Parte da questo quesito la ricerca di Cameron Crowe e finisce con il classico bel film americano che continua a non imparare quasi nulla dai telefilm americani (vedere una qualsiasi puntata di "Six Feet Under", please). Il prodotto è peraltro ampiamente godibile e fiero della mano professionale e sincera che lo realizza. Le trappole sono ben sistemate per emozionare, per far ridere e poi commuovere. Il meccanismo appare di buona orologieria. Un film in cui le lacrime vengono asciugate dalle risate, nei piani del regista. Oppure un film Pane e cioccolata, come dice sempre Crowe. La commedia pare tuttavia aspirare ad affresco ben più profondo di quello che si rivela. I personaggi sono scritti per regalare del sano intrattenimento più che altro. Alcuni dei quali, infatti, appaiono totalmente inutili per lo sviluppo della storia. Eppure piacciono lo stesso. Meglio allora sedersi in poltrona e sollazzare riso e cuore. Sarà uno di quei film che ti danno qualcosa durante, ma non ti lasceranno quasi niente dopo.
La battuta. Kirsten Dunst, nei panni di Claire, si ritrova su un palco a parlare. Non sa che dire allora scava nell’ironia: Benvenuti all’incontro annuale delle persone che si incontrano annualmente.
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