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Daria ha uno stile ben definito. Un nuovo tratto che arriva dagli Stati Uniti e che in questo momento sta riscuotendo un gran successo anche da noi in Italia.

Stile neo-americano

Daria ha uno stile ben definito. Un nuovo tratto che arriva dagli Stati Uniti e che in questo momento sta riscuotendo un gran successo anche da noi in Italia.

La serie animata “Daria” è ormai arrivata alla quinta stagione televisiva negli Stati Uniti e continua ad essere trasmessa da Mtv. Il programma tv ha riscosso un buon successo a tal punto da meritarsi più di una pagina sul New York Times, tuttavia è ben lontano dal fenomeno “I Simpson”. Oltre a “Daria” il canale di sola musica d’oltreoceano si è guadagnato in questi anni un posto di primo piano sulla scena dei cartoni animati trasmettendo gli episodi di “Bevis & Butt-head”, di “The Maxx” e della serie “MTV Oddities”. Tutti cartoni del “neo-stile americano”, la nuova vague che ha preso le mosse all’inizio degli anni ’90.

Con un’apparente pochezza di tratto e una corrosività delle storie l’innovativo filone statunitense predilige un’attenzione maggiore alle vicende a differenza degli anime provenienti dal Giappone.
Paragonato a un’anime ambientato nello stesso contesto (la vita di una ragazza adolescente e le sue avventure al liceo) a livello di disegno puro “Daria” fa una figura assai povera. Inutile nasconderlo. Gli anime sono più ricercati, più colorati, con più sfumature, e assai più “flashy”. Ma è una scelta precisa. Evitando di attirare l’attenzione sui disegni o sulle animazioni gli spettatori sono portati a concentrarsi sui dialoghi, sulle battute, sugli intrecci. L’attenzione ai dialoghi arguti è un elemento dalle nobili radici nella tradizione dell’intrattenimento americano. Basti pensare al filone della commedia brillante hollywoodiana.

Tuttavia lo stile di “Daria” richiama anche a illustri precedenti nel mondo dei fumetti e dei cartoon. Il cartone della regazza outsider è impossibile da immaginare senza tenere presente l’eredità lasciatagli da Lucy van pelt dei “Peanuts”, oppure da Lisa Simpson. Inoltre anche “Mafalda”, personaggio dell’argentino Quino, notissimo in Italia e forse molto di meno negli USA ma nondimeno possibile fonte di ispirazione per gli autori, ha diritto a reclamare una figura di “vecchia zia nobile” nei confronti della nostra adolescente dalla lingua tagliente.
“Meno Flashy e più witty!” slogan che si potrebbe tradurre con “meno preoccupazione di stupire con i disegni, e più attenzione alle battute argute!”, è la frase che racchiude la differenza tra il neo-stile americano, e una produzione anime di medio livello.
Daria è ”witty”. E’ arguta. Sa come tranciare giudizi sul mondo e sui suoi compagni di scuola, ma non dispone, per scelta, di un vasto campionario di effetti speciali. Colori piatti, immagine bidimensionale. Tratti semplificati al massimo. Ma ciononostante un cartone animato con uno stile. Il suo.
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