courtesy © Björk Entertainment Ltd
La straordinaria prova d'attrice di Bjork
Dancer in the dark
Dancer in the dark
In questa vita di sacrifici e privazioni che inevitabilmente coinvolge il figlio ignaro pur circondata dall'affetto di una collega-sorella maggiore (Cathrine Deneuve) e dal sostegno di una coppia di vicini che le affittano la casa-roulotte dove vive, Selma si concede qualche breve momento di fuga partecipando ad un gruppo locale di musica e danza. Proprio mentre si sta avvicinando il momento in cui potrà realizzare il suo progetto segreto, la sua vista comincia a peggiorare rapidamente, al punto da impedirle l'uso della bicicletta per andare a lavorare. Selma decide comunque di affrontare il turno notturno e di rientrare a casa a piedi camminando lungo i binari della ferrovia, ma intanto sogna ad occhi aperti che la propria quotidianità si trasformi in un gioioso musical che coinvolga nella danza anche i suoi amici e colleghi. Tuttavia la realtà la costringe presto a riaprire gli occhi...
Una storia così tormentata e con un finale così sad-ending dovrebbe dissuadere lo spettatore che vada al cinema per distrarsi ed essere intrattenuto secondo i modelli consolidati del cinema hollywoodiano. Tuttavia il film offre con abilità e coraggio il tentativo di rappresentare sullo schermo una realtà più complessa di quanto non accada di solito e assai più vicina all'esperienza reale del mondo adulto attraverso tre livelli di lettura. Da un lato il piano dei fatti, duro, a volte infernale ma anche ricco di slanci veri e comunque realistico, dove si svolge l'azione, dall'altro il piano della macchina sociale, condannata inevitabilmente all'inadeguatezza nella sua possibilità di comprendere e risolvere la complessità dei problemi umani ed infine il piano dell'interiorità della protagonista, magistralmente rappresentata attraverso le scene da musical che offrono nei momenti clou una continua liberazione a Selma ed allo spettatore. Questi tre piani contribuiscono a darci un quadro del contemporaneo assai intenso, lanciando una denuncia d'autore da un lato nei confronti delle rappresentazioni illusorie hollywodiane e dall'altro contro le finzioni istituzionali della macchina sociale. Il payoff è che l'unica via di uscita è nella fuga privata in un'interiorità intesa come salvezza temporanea al male di vivere pur restando comunque inadeguata. Di lettura ancor più complessa è il motore narrativo del film, dato dal senso di colpa di una madre nei confronti del proprio figlio che potrebbe essere intesa come metafora della condanna dell'occidente sviluppato a non riprodursi.
In sintesi
Un racconto d'autore senza compromessi con un'interprete eccezionale. Un finale da pugno nello stomaco. Un film vero che parla della vita e alla vita. Se non annichilisce, istiga alla ribellione. Un film magicamente problematico.
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