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Le principali peculiarità di questa nuova serie di pellicole è quello di adoperare un genere volutamente “leggero” con l’aggiunta di precise connotazioni di critica sociale e politica.

IL NUOVO FILONE DELLA "COMMEDIA SOCIALE" INGLESE

IL NUOVO FILONE DELLA "COMMEDIA SOCIALE" INGLESE

Una delle caratteristiche principali della cinematografia inglese, a partire dagli anni della cosiddetta “British Reinassance”, è stata quella di aver guardato alle condizioni sociali in cui il paese versava per poter poi usarne il contesto come sfondo significativo per le storie, le idee ed i personaggi delle proprie pellicole. Di film in cui i protagonisti sono fortemente calati nella realtà inglese effettiva, con tutti i suoi vantaggi e le sue contraddizioni, potremmo citarne a decine: basti per tutti uno dei più significativi, il bel “My Beautiful Laundrette” (1986) che ha lanciato nel panorama internazionale il regista Stephen Frears e il protagonista Daniel Day-Lewis. Siano esse commedie o opere drammatiche, gialli o operazioni più particolari come ad esempio “Trainspotting” (1996) di Danny Boyle, le pellicole girate nel Regno Unito sono fortemente contestualizzate dal background sociale e culturale del paese da cui provengono. La realtà e i disagi presenti in questa nazione sono stati spesso oggetto dell’attenzione dei cineasti, che li hanno poi portati sullo schermo ognuno a modo proprio.
La piaga dell’I.R.A. viene affrontata in due modi completamente differenti in film come il bellissimo “La Moglie del Soldato” (1992) di Neil Jordan o nelle opere di Jim Sheridan: rimane comunque il fatto inconfutabile che i due autori hanno presentato situazioni e personaggi imprescindibili dal mondo in cui vivono. Vi sono poi registi che hanno fatto della critica delle istituzioni politiche e sociali britanniche la matrice fondante del loro cinema: Ken Loach ne é stato, ed è tuttora, sicuramente il maggiore esponente. Basti citare opere come “Hidden Agenda” (1990), “Riff-Raff” (1991), “Piovono Pietre” (1992) o il più recente “My Name Is Joe” (1998) perché si comprenda chiaramente quale è l’intento del suo cinema.
Negli ultimi anni si è venuto sviluppando nel Regno Unito un filone di “commedia sociale”: le principali peculiarità di questa nuova serie di pellicole è quello di adoperare un genere volutamente “leggero” come la commedia appunto, con l’aggiunta di precise connotazioni di critica sociale e politica. Il film, che in un certo senso è stato il capostipite di questa nuova tendenza, è stato nel 1997 quel “Full Monty” che si è trasformato a poco a poco in un successo planetario, fino a partecipare da protagonista alla notte degli Oscar. La divertente storia del gruppo di disoccupati che diventano spogliarellisti per necessità economica viene calata in un contesto che evidenzia, anche con qualche accento melodrammatico, le difficili condizioni dei lavoratori, soprattutto degli operai: l’alternanza di scene ilari con momenti di riflessione più seria hanno costituito, oltre che la riuscita di questo film, anche quella delle altre pellicole che si accomunano a questa per intenti e struttura. Il prodotto forse migliore e più importante di “commedia sociale” rimane “Grazie, signora Thatcher!” (1997) di Mark Herman: la storia dolce-amara della banda di miniera che sta chiudendo, in uno paesino nel Nord dell’Inghilterra, viene raccontata con momenti di grande finezza visiva e carica emotiva, e soprattutto con la meritevole partecipazione di attori come Ewan McGregor e Pete Postlethwaite. Molti altri film di origine britannica possono essere accomunati a questi: seppur con toni molto più scanzonati piccoli lavori come “Svegliati, Ned!” (1998) o “L’Erba di Grace” (2000) entrano di diritto nella categoria. Gli ultimi arrivati “Prenditi un Sogno” (2000), dello stesso Herman, e “Billy Elliot” (2000) di Stephen Daldry mettono invece l’accento sulla condizione non sempre agevole degli adolescenti costretti a vivere in squallidi sobborghi industriali, naturalmente combinando l’analisi sociologica con forti venature di commedia. Il successo commerciale, oltre che di critica, della maggior parte di queste pellicole dimostra come la nuova corrente di opere abbia saputo mescolare con intelligenza (e forse anche furbizia) determinate caratteristiche e problematiche della società anglosassone con la presa sempre sicura di sceneggiature e personaggi virati verso il comico, o quantomeno verso un discorso più leggero ed aperto al gusto dell’ampio pubblico.
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