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La pellicola espone in maniera non documentaristica la storia vera di Impastato, ma rende comunque omaggio al piccolo eroe proletario.

“I Cento Passi”

“I Cento Passi”

Il film, ambientato a Cinisi, piccolo paesino della Sicilia, racconta la storia vera di Peppino Impastato, giovane idealista ribellatosi alla cultura mafiosa del silenzio e della sottomissione. Dopo una breve parentesi ambientata nei primi anni di età del ragazzo, la storia parte dall’adolescenza del protagonista, a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, quando forte era la speranza di cambiamento e rinnovamento. Peppino, fervente militante del Partito Comunista, capisce subito che l’unico modo di ribaltare lo stato di paura e tensione in cui il paese vive, è urlare e rendere pubblica la propria contestazione e rifiuto della regola dell’omertà. La sua radicale presa di posizione lo porta a scontrarsi con la propria famiglia, soprattutto con il padre Luigi (Luigi Maria Burrano), che stremato lo caccia di casa. Il personaggio principale contro cui Peppino si scaglia è proprio suo zio Tano Badalamenti (Tony Sperandeo), che “accetta” con pazienza gli attacchi del nipote senza dargli troppa importanza. I cento passi del titolo del film sono quelli che separano la casa dei due. Quando Impastato però apre una piccola emittente corsara, “Radio Aut”, ed inizia a spargere via etere il seme del dissenso, il disagio in cui viene messo il boss in ascesa spinge quest’ultimo ad intervenire, facendo pressione sulla famiglia del ragazzo. Lo scontro tra padre e figlio adesso diventa veramente complicato, fin quando il genitore muore accidentalmente investito da un’auto pirata. Durante il funerale del padre, Peppino rifiuta le condoglianze di Tano Badalamenti e dei suoi scagnozzi, scatenando definitivamente l’ira del potente mafioso.

Il commento
Vincitore del premio per la miglior sceneggiatura all’ultimo Festival del Cinema di Venezia, “I Cento Passi” è di sicuro una delle migliori pellicole italiane di una stagione cinematografica che ha riservato, finalmente, un buon numero di film di valore. La scelta di Giordana è stata quella, azzeccata, di presentare prima di tutto un film confezionato con un’impeccabile abilità tecnica, sicuramente superiore alla media delle nostre produzioni; in particolare le musiche e la fotografia del film rappresentano dei punti di forza capaci di catturare l’attenzione dello spettatore ed immergerlo nel “pathos” della vicenda. E qui arriviamo all’altra scelta dell’autore, che preferisce evitare un taglio registico troppo documentario e portare invece sullo schermo una storia sicuramente drammatizzata ed enfatizzata, ma indubbiamente efficace e coinvolgente. Lo svolgersi delle vicende del protagonista è narrato con abilità, sia nella buna sceneggiatura che nella direzione degli attori, tutti decisamente bravi. In particolare vogliamo spendere una parola in più di elogio per il protagonista Luigi Lo Cascio, davvero credibile anche nel suo fervore rivoluzionario, e per la madre Lucia sardo, una delle migliori caratteriste del nostro cinema, purtroppo troppo spesso usata in modo inadeguato. Infine dobbiamo sottolineare anche la bravura di marco Tullio Giordana, capace, dopo tante varie prove registiche piuttosto alterne, di offrirci un film molto ben orchestrato in tutte le sue componenti, e diretto con mano sicura e spigliata, anche quando si è trattato di spingere sul pedale rischioso del melodramma.

In sintesi
Uno dei migliori film italiani della stagione. Tutto funziona a dovere, dalla regia agli attori, dalla sceneggiatura alle componenti tecniche. La pellicola espone in maniera non documentaristica la storia vera di Impastato, ma rende comunque omaggio al piccolo eroe proletario anche scegliendo la strada dell’enfatizzazione e della drammatizzazione. Bravissimo il protagonista Luigi Lo Cascio, identico al vero Peppino.

Il giudizio
Riuscito melodramma che non si preoccupa di essere un’indagine scrupolosa su un fatto di cronaca, ma preferisce puntare sulla drammaticità della vicenda. Riuscendo in pieno nell’intento di emozionare e commuovere.
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