Questo inizio di settimana si presenta come una delle giornate più importanti dell’intera rassegna transalpina: quattro pellicole destinate a dividere critica e pubblico vengono infatti presentate alla stampa proprio questo lunedì; si parte in mattinata con “Paranoid Park” di Gus Van Sant, nuova storia di alienazione giovanile americana dopo il successo di critica di “Elephant” (id., 2003), che qui sulla Croisette si aggiudicò la Palma d’Oro ed il premio per la miglior regia. La nuova pellicola di Van Sant è molto attesa dagli addetti ai lavori soprattutto per vedere se l’autore porterà avanti il suo particolare discorso estetico - basato principalmente sul piano-sequenza e la sua durata - iniziato con “Gerry” (id., 2002) e proseguito appunto con “Elephant” ed il sottovalutato “Last Days” (id., 2005), anch’esso presentato qui in competizione. Questa trilogia ideale rappresenta uno dei momenti di sperimentazione cinematografica più affascinante portata avanti da un cineasta americano affermato a livello internazionale, almeno negli ultimi anni
.Sempre questa mattina sarà la volta di “A Mighty Heart”, basato sulla tragica storia del giornalista Daniel Pearl assassinato in Afghanistan nel 2003: la protagonista eccellente di questa pellicola targata Michael Winterbottom è la star hollywoodiana “impegnata”Angelina Jolie, che interpreta la moglie del reporter alla ricerca della verità sulla scomparsa violenta del marito.
In serata arriva poi “Go Go Tales” del regista “maledetto” Abel Ferrara, opera che nella produzione e non solo batte bandiera italiana: tra gli interpreti che compongono il cast multietnico la giovane promessa Bianca Balti e le brevi apparizioni di Riccardo Scamarcio ed Asia Argento. Questa commedia, che si preannuncia quanto meno pruriginosa, completa la lista degli attori con nomi come Willem Dafoe, Matthew Modine e Bob Hoskins.
In chiusura di serata uno dei lungometraggi più attesi, quel “Death Proof” di Quentin Tarantino che in origine era una delle due parti che formavano “Grindhouse” (id., 2007), lo sfortunato esperimento cinefilo a cui aveva partecipato anche Robert Rodriguez con l’altro segmento “Planet Terror”. Il lavoro di Tarantino, che in originale durava meno di 90 minuti, è stato “gonfiato” a più di 120 per renderlo un film indipendente e quindi proiettabile da solo – bieca operazione di marketing per rientrare dei costi di produzione con due film invece di uno, visto che “Grindhouse” è stato in America un flop clamoroso? Preceduto da molti dubbi ed anche sonore polemiche sull’operazione fallita, questo potrebbe davvero essere un momento di svolta per la carriera futura del regista di “Pulp Fiction” (id., 1994), capolavoro che proprio vincendo il festival lanciò il suo regista nell’Olimpo del cinema americano contemporaneo. Riuscirà il discontinuo Quentin a bissare il successo? A giudicare dallo scetticismo con cui il film è stato accolto in America, sembra difficile crederlo...



