Il regista di Old boy presenta in concorso Thirst melodramma vampiresco in cui un prete cattolico diventa un non morto assetato di sangue. Abbiamo incontrato lautore.

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Il regista di “Old boy” presenta in concorso “Thirst” melodramma vampiresco in cui un prete cattolico diventa un non morto assetato di sangue. Abbiamo incontrato l’autore.

Cannes: Park Chan Wook ha sete di sangue

Il regista di “Old boy” presenta in concorso “Thirst” melodramma vampiresco in cui un prete cattolico diventa un non morto assetato di sangue. Abbiamo incontrato l’autore.

Cannes - Dopo una trasfusione di sangue infetto, il prete cattolico Sung-hyun, è soggetto a strani cambiamenti: i suoi sensi migliorano notevolmente, il corpo diventa piu potente e le sue abitudini alimentari cambiano radicalmente... dal momento che presto si ritrova a rubare sacche di sangue dagli ospedali. Nella sua nuova vita da vampiro, Sung-hyun ha solo una regola: non uccidere. Questa sara’ messa a dura prova, nel momento in cui s’innamora della giovane Tae-ju, sua amica d’infanzia.



Questa e’ la premessa di “Thirst”, il nuovo film di Park Chan-Wook presentato in Concorso alla 62sima edizione del Festival. Sangue, sentimenti e qualche risata, ecco il nuovo melodramma vampiresco messo in scena dal regista di "Old Boy" che questa volta sceglie un sacerdote come antieroe horror: “Se il Vaticano fosse interessato al mio film un po’ come lo e’ stato con quello di Tom Hanks, sarei davvero contento – dice il regista -  Il mio eroe e’ un prete e la mia idea non e’ quella di criticare la religione, che in realtà rispetto molto. Ho pensato a un prete, perché stavo cercando un personaggio puro, il più umano che la nostra società possa avere. Un uomo la cui vita è interamente dedicata agli altri… e che, improvvisamente, ha bisogno di bere del sangue per sopravvivere… ero davvero curioso riguardo ai dubbi che avrebbe sollevato”.


 
In una stagione cinematografica dove i vampiri sono i personaggi piu amati sul grande schermo (pensiamo a "Twilight" e allo svedese "Lasciami entrare"), lo scopo di Park era quello di trovare una sua prospettiva personale in questo genere di film: “Sono dieci anni che mi dedico al progetto – continua il regista - e il mio scopo principale era quello di evitare qualsiasi cliché del genere vampiresco, tipo crocifissi o aglio. Ne’ tantomeno mostrarli affascinanti come in Intervista col vampiro… volevo, invece, che fossero totalmente reali, specialmente dal punto di vista scientifico”.



La pellicola divide la critica e aumenta di qualche grado il termometro dello scandalo qui a Cannes, specialmente grazie ad una sequenza d'amore e morsi... tuttavia il regista sdrammatizza: “Si, abbiamo usato tantissimo sangue, e ci sono tante scene violente nel film, ma personalmente, quando vedo queste sequenze sullo schermo, scoppio a ridere”.

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