L'uomo senza passato

festival di cannes 2002,l uomo senza passato Courtesy of ©Cannes Festival
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Il cinema leggero, surreale, un po’ svagato di Aki Kaurismaki.

L'uomo senza passato

L'uomo senza passato

“Il mio ultimo film era muto e in bianco e nero, il che dimostra chiaramente che sono un uomo di business. L’evoluzione naturale sarebbe stata fare un film di ombre. Però, visto che sono uno aperto ai compromessi, mi sono voltato indietro e ne è venuto fuori questo film, scoppiettante di colori e di parole”.

Aki Kaurismaki è come i suoi film: leggero, surreale, un po’ svagato. Il primo a non credere a quello che fa e a quello che dice. E deve essere una formula che funziona, se si considera che il suo film “L’uomo senza passato” è, insieme allo splendido Sokurov di “Russian Ark” e al toccante “Bowling for Columbine” di Michael Moore, quello che finora ha strappato più applausi in questo festival.

Come al solito, la trama del suo film può essere riassunta in pochissime parole: un uomo senza nome e senza passato vaga per le strade finlandesi facendo gli incontri più strani, rischiando la pelle, lottando contro la sfortuna, la burocrazia e la prepotenza. Ma alla fine saranno proprio quelli come lui, sventurati ed emarginati, a fargli trovare la strada e fargli capire che, per quanto strana e impervia, la vita è comunque un’avventura che vale la pena di essere vissuta. Intorno alle vicende dello smemorato, interpretato da un bravissimo Markku Peltola, una serie ininterrotta di invenzioni ora comiche ora drammatiche, sempre ironiche e un po’ svagate.

A 45 anni, dopo aver attraversato la demenzialità in tutti i suoi aspetti (da “Calamari Union”, un piccolo capolavoro del genere, a “Ho incontrato un killer”, da “Nuvole in viaggio” alle sconclusionate avventure dei “Leningrad Cowboys”, che prima vanno in America e poi incontrano Mosè), Kaurismaki dimostra di essere un talento raro nel cinema occidentale, capace di alternare il registro tragico (come nella scena durissima in cui il protagonista viene pestato a sangue) a scene più leggere o davvero spassose che hanno convinto pubblico e critica.

E se fate l’errore di chiedergli qual è la sua idea di cinema vi risponderà, disarmante come i suoi personaggi: “E’ molto semplice: prendi un uomo e una donna, li metti insieme tra luce e ombra. L’uomo va via, la donna lo segue. Restano solo la luce e l’ombra. Poi si spegne la luce a quel punto il cinema esiste”.



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