Il conduttore televisivo di una piccolo rete del Kazakhstan, Borat Sagdiyev (Sacha Baron Cohen) viene incaricato dal proprio governo di andare negli Stati Uniti e girare un documentario che illustri le grandi qualità della nazione americana al suo popolo. Giunto a New York insieme al suo produttore Azamat Bagatov (Ken Davitian), il buffo personaggio vede in TV una puntata di “Baywatch” e si innamora perdutamente di Pamela Anderson. Perdendo di vista lo scopo primario della sua visita, Borat percorrerà un lungo viaggio attraverso il paese per arrivare in California e tentare di sposare il suo grande amore…
Dopo il fruttuoso esperimento di “Ali G” (Ali G Indahouse, 2002), il comico inglese Sacha Baron Cohen ha deciso di trasferire sul grande schermo le avventure dell’altro suo personaggio televisivo di culto. La forza eversiva della sua comicità sta nell’andare oltre qualsiasi pudore e decenza morale, arrivando a smascherare con il più radicale parossismo comico le ambiguità e le contraddizioni dell’ambiente che sceglie di prendere di mira. Dopo l’Inghilterra perbenista del primo lungometraggio, adesso tocca all’America puritana e guerrafondaia. Difficile resister di fronte a quest’ondata viscerale di situazioni e battute assolutamente prive di qualsiasi controllo; il risultato in alcuni momenti è semplicemente esilarante, laddove il ghigno proviene da uno humour che definire “nero” è un forte eufemismo. Cohen/Borat adopera qualsiasi arma a sua disposizione, lecita o moralmente illecita, per arrivare alla pancia dello spettatore e costringerlo a sbellicarsi su argomenti e situazioni di cui di solito ci si vergogna.
Il risultato di questa pellicola ideata come una sorta di cine-documentario, dove molto sembra essere improvvisato sul momento attenendosi ad un semplice canovaccio di storia, è a tratti strepitoso. Ciò che invece probabilmente manca al lungometraggio è una sceneggiatura che ne scandisca con equilibrio tappe, situazioni, personaggi: soprattutto la parte centrale si risolve infatti in una serie di scenette divertenti ma scollegate tra loro, impossibilitate quindi a portare avanti una storia ben precisa. In questo modo il risultato finale perde una certa coesione interna, ed in alcuni momenti rischia di scivolare nel ripetitivo. Ad evitare però che la noia sopraggiunga ci pensa sempre un Sacha Baron Cohen che è istrione di prima qualità, inarrestabile nel suo impeto comico e nell’esporre ad ogni rischio la sua perfetta “faccia tosta”.
Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, “Borat” è un’operazione che nella sgradevolezza ha invece la sua arma migliore, trasformandola in sana ed iconoclasta comicità “di frontiera”. Un film a suo modo coraggioso, sicuramente sfrontato e degno del maggior interesse.


Sacha Baron Cohen




giovedì 1 marzo 2007
ore 14:43
giovedì 1 marzo 2007
ore 14:43