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Film

La fisicità di Jamie Bell buca lo schermo. La regia di Daldry e la sceneggiatura sono misurate ed efficaci.

"Billy Elliot"

"Billy Elliot"

Diretta dall’esordiente Stephen Daldry, la pellicola si presenta come un nuovo prodotto dell’ormai consolidato filone britannico della commedia a sfondo sociale, che vede in “Full Monty” (1997) il suo esponente di maggior rilievo. “Billy Elliot” ha in più, rispetto alla maggior parte di questi film, una cura maggiore della confezione, soprattutto nella buona resa fotografica di Brian Tufano. Anche l’ottima colonna sonora, piena di successi del passato, contribuisce alla buona riuscita estetica del film. Il punto di forza dell’opera si trova comunque nella prova degli attori, tutti bravissimi, a partire dal giovane Jamie Bell, che fa della sua intensa fisicità il punto focale di tutta la vicenda, regalandoci grande energia nelle molte scene di danza (quella in cui duetta con l’insegnante è davvero bella). La regia di Daldry si limita a d assecondare la discreta sceneggiatura senza forzare con inutili virtuosismi, e questo rappresenta già un buon merito per un esordiente. Il film perciò si presenta come un’opera riuscita nel suo insieme, ben miscelata nelle sue componenti melodrammatiche e attenta a soddisfare i gusti di un pubblico molto vasto. Se vogliamo proprio trovarvi un difetto, possiamo forse riscontrarlo nell’uso eccessivamente melenso dei problemi sociali che fanno da sfondo alla vicenda (questo però è un dato presente in tutto questo filone di pellicole, non soltanto in questa). Alla fine “Billy Elliot” lascia in secondo piano il problema dello sciopero e dei minatori: soprattutto la sceneggiatura non indaga seriamente il disagio dei lavoratori, e ne conclude le vicissitudini in maniera affrettata e non congrua: le scene di tensione durante lo sciopero non mancano, anzi vengono (fin troppo) abilmente sfruttate, poi invece alla fine tutto si conclude senza mordente.
“Billy Elliot” è comunque un’opera godibile, che funziona sotto molti punti di vista, sopratutto quello di accontentare lo spettatore in cerca di una bella storia, che diverta e commuova.

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