Arthur è un bambino con la passione per le storie avventurose costretto a trascorrere l’estate in Connecticut, dall’amorevole nonnina (Mia Farrow) a causa dei suoi abominevoli genitori che lo trascurano; purtroppo l’arzilla nonna non ha i soldi per pagare l’ipoteca sulla casa e l’unico modo per farlo sarebbe ritrovare il sacchetto di rubini nascosto nel giardino dal marito scomparso tre anni fa. Arthur si mette alla ricerca del tesoro, scoprendo l’incantevole minuscolo regno degli elfi Minimei.
Primo episodio della lunga saga di avventure di questi folletti ideati da Patrice e Céline Garcia (per i prossimi bisognerà aspettare due annetti), “Arthur e il popolo dei Minimei” è un capolavoro di cinematografia 3D, costato sette anni di duro lavoro per 350 persone e ben 65 milioni di euro.
La cosa di cui va più fiero il regista Luc Besson è la totale autonomia del progetto da collaborazioni americane, un cartone animato al livello tecnologico di quelli della Pixar o della Dreamworks. Bisogna ammettere però che la trama non è un granché, il diabolico piano del pur molto affascinante cattivone di turno viene sventato fin troppo facilmente e le battute scarseggiano.
Intanto il film ha già riscosso un gran successo di pubblico, sulla scia dell’odierna passione sfrenata per folletti e fatine e d’altra parte oltre ai disegni accuratissimi, gli assi nella manica sono tanti: i doppiatori originali vantano nomi stratosferici come Madonna, David Bowie e Snoop Dogg (per gli italiani invece nessun nome vip) mentre la colonna sonora è curata dal grande Eric Serra, già collaboratore di Besson per film come il magnifico “Le Grand Bleu”.
Freddie Highmore, enfant prodige di film come “Neverland” e “Charlie e la fabbrica di cioccolato” conferma il suo talento prematuro e Luc Besson per essere il suo primo cartone animato può ritenersi abbastanza soddisfatto però per i prossimi dovrebbe cercare di farci ridere un po’ di più.



