La nuova versione di “Apocalypse Now”, aggiornata con ben 53 minuti in più rispetto alla prima edizione.
Apocalypse Now Redux
Apocalypse Now Redux
Nella filmografia di Francis Ford Coppola le opere in cui l’autore ha forse espresso la propria poetica con maggiore libertà e creatività corrispondono a quelle che inevitabilmente si rifanno agli stilemi del cinema europeo, sia nella composizione della sceneggiatura che nella susseguente messa in scena. Senza il disagio di doversi rifare alle regole non scritte della grammatica del cinema hollywoodiano, Coppola è riuscito ad introdurre nei meccanismi della grande industria un modo di fare cinema estraneo, che in passato veniva sì guardato con ammirazione, ma mai accettato al proprio interno. Nell’affrontare il discorso sui film “europei” di questo autore vogliamo prima precisare un punto a nostro avviso importante.
Quando si parla dell'influenza del cinema europeo a proposito dell'opera di Francis Ford Coppola, uno dei film più citati è sicuramente proprio “Apocalypse Now”. Cerchiamo di capire cosa significa esattamente quest'affermazione, o meglio cerchiamo di darle il giusto significato: il fatto è che a nostro avviso questo non è affatto un film "europeo". Non è neppure un film "americano", almeno nel senso tradizionale del termine. “Apocalypse Now” è un'opera talmente e sé stante che non riusciamo ad inquadrarla secondo una qualsiasi concezione di cinema, o secondo un modello estetico precostituito. Voler cercare di relegarlo dentro ad un qualunque modello o genere diventa riduttivo. E' questo film che si pone come modello, non sono altri film che glielo impongono.
Eppure l'affermazione che ci preme chiarire ha un suo senso, che forse talvolta è stato sopravvalutato, quando non addirittura frainteso.
Ciò che accomuna il capolavoro di Coppola al migliore cinema europeo è il concetto di "autore", un concetto che nell'industria hollywoodiana non viene sicuramente richiesto come un credito di bravura o di successo. Non è un caso se la prima mondiale del film si tenne proprio a Cannes, dove il regista mostrò due finali diversi: operazione inaudita per le Majors hollywoodiane, che si videro ufficialmente tolta la paternità del film. Il doppio finale rappresentò anche (forse furbescamente) il dubbio "autoriale" di Coppola, che così rivendicò il possesso assoluto dell'opera e dei suoi contenuti.
“Apocalypse Now” è forse il primo film della storia del cinema americano in cui la figura dell'autore (in questo caso produttore, regista e sceneggiatore) viene imposta con tale categorica forza. Probabilmente neanche un Griffith, un De Mille o l'Orson Welles di “Quarto Potere” (Citizen Kane, 1941) avevano così chiaro il progetto di auto-reificazione che invece Coppola porta avanti senza esitazione alcuna.
Da quest'imposizione così perentoria l'establishment hollywoodiano venne disorientato, e la contrapposizione tra l'assenso e il rifiuto divenne un delle costanti del rapporto con Francis Ford Coppola, personaggio imprescindibile ma spesso scomodo; facciamo un esempio piuttosto calzante: alla cerimonia della consegna dei premi Oscar “Apocalypse Now”, che fu riempito di candidature (ben 9), vinse soltanto per gli effetti sonori e per la fotografia di Vittorio Storaro; ad esso venne preferito il più consolatorio e “familiare” “Kramer contro Kramer” (Kramer vs. Kramer,1979)...
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