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"Abbiamo realizzato ‘Apocalypse’ nello stesso modo in cui gli americani hanno combattuto in Vietnam"

1979: Apocalypse Now, il travaglio

“Abbiamo realizzato ‘Apocalypse’ nello stesso modo in cui gli americani hanno combattuto in Vietnam: eravamo troppi, avevamo troppi soldi e troppi mezzi e, a poco a poco, siamo diventati pazzi. Proprio come il capitano Willard stavo risalendo il fiume in una giungla remota, alla ricerca di risposte e con la speranza di un qualche tipo di catarsi.” Con queste parole Francis Ford Coppola ricorda la turbolenta e caotica produzione del suo film più acclamato, realizzato al termine di un’odissea sconcertante, in una specie di simbiosi telepatica con il personaggio principale: simile è stato il viaggio che ha portato al compimento del prodotto finale basato su una sceneggiatura di John Milius ma adattato liberamente da ‘Cuore di tenebra’ di Joseph Conrad. Milius concepì l’idea in seguito ai racconti dei suoi amici surfisti che avevano combattuto in Vietnam e lo avevano ragguagliato sull’assoluta schizofrenia della sporca guerra, sugli allucinanti episodi che erano successi. Contemporaneamente Carrol Ballard progettava di allestire una produzione tratta da Conrad. Quando Coppola mise in piedi una sua casa di produzione, l’American Zoetrope, convinse Milius a scrivere la sceneggiatura che avrebbe dovuto intitolarsi ‘Il soldato psichedelico’. Una serie di imprevisti complicò la fase delle riprese, tanto che la messa in opera sembrò sempre sull’orlo del collasso, continuamente in bilico su un punto di non ritorno, ricalcando in tal modo la discesa dissoluta nella giungla cambogiana da parte del capitano Willard.
Dai previsti quattro mesi di riprese si passò agli effettivi quindici soprattutto perché dopo alcune settimane le Filippine, il paese scelto come location da Coppola, furono colpite da uno dei più terribili uragani del ventesimo secolo che oltre a provocare l’interruzione forzata del lavoro della troupe, mise a soqquadro tutto il complesso set dello scenografo Dean Tavoularis che fu quasi totalmente distrutto.
Ciò fece raddoppiare il budget da 16 a 32 milioni di dollari costringendo Coppola ad ipotecare tutto ciò che possedeva per coprire le spese extra. Anche il regista non contribuì sicuramente a mettere ordine al progetto con la sua feconda abitudine di riscrivere e correggere ogni notte lo script di partenza e la sua assidua predisposizione a cogliere ispirazioni estemporanee dal libro di Conrad che teneva sempre in tasca.
Dopo solo tre settimane l’attore chiamato ad interpretare Willard, Harvey Keitel, fu allontanato e sostituito da Martin Sheen. Anche Marlon Brando creò non pochi problemi sia con le continue minacce di abbandono del set, sia per essersi presentato più grasso del previsto rendendo inutilizzabili gli abiti preparati per lui, tanto che Coppola decise di inquadrarlo sempre dal petto in su.
Malgrado il disastro finanziario sempre dietro l’angolo e l’assillo quotidiano dei giornali pronti a tampinare con ironia Coppola e i suoi colleghi di lavoro, il regista non disdegnò di girare ben due finali. Dato che avevano costruito una struttura straordinaria nelle Filippine che non poteva essere permanente e per legge avrebbero dovuto rimuoverla, Coppola pensò di farla saltare in aria e riprendere la scena per poi inserirvi i titoli di coda. A questo finale guerresco si contrappone il finale più filosofico e, secondo Coppola, più motivato che conclude la versione ufficiale di ‘Apocalypse Now’ che, coerentemente con la fase delle riprese, ebbe un periodo di post-produzione che durò oltre due anni.
La nota bizzarra è che originariamente Coppola si persuase a dirigere il film, dopo il rifiuto sia di George Lucas sia dello stesso Milius, soprattutto per incassare denaro a sufficienza per realizzare i suoi veri progetti. Tanto che, in fase di montaggio, preoccupato dalla possibilità di essersi allontanato dai canoni del film di guerra adatto al pubblico, Coppola eliminò parecchie digressioni sforzandosi di plasmarlo secondo i gusti del pubblico ‘mainstream’, concentrando l’onda narrativa sul viaggio di risalita verso il covo surreale del Colonnello Kurtz.
In prossimità dell’uscita del film, Coppola e i suoi collaboratori si erano ormai rassegnati ad un apocalisse reale , ad un vero e proprio fiasco che avrebbero riparato con la produzione di un film commerciale: “Un Sogno lungo un giorno”.
Ma quest’ultimo ad essere snobbato al botteghino. “Apocalypse Now”, al contrario, risultò campione di incassi. Ma non solo. E’ ancora uno dei film spartiacque della storia del cinema. L’impatto dell’opera coppoliana fu devastante; gli elogi e i riconoscimenti inaspettati.
Mai la follia, l’euforia, i dilemmi etici, gli inganni della sciagura del Vietnam sarebbero stati descritti con un equivalente turbamento emozionale, con il medesimo eccesso visionario partorito in quasi tre anni di lavorazione.

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