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Da Kilgore al colonnelo Kurtz: un campionario di personaggi rimasti indelebili.

Vittime di guerra: i soldati dell'Apocalisse

Vittime di guerra: i soldati dell'Apocalisse

Uno dei meriti ascrivibili alla fertile fantasia di Coppola e dello sceneggiatore John Milius riguardo all’ideazione di ‘Apocalypse Now’ è quello di aver elaborato una serie di personaggi rimasti indelebili nella storia dei film bellici, non solo per la loro cruda funzione narrativa ma anche per la potenza iconica con cui hanno marchiato a fuoco l’immaginario della New Hollywood.
I quattro componenti dell’equipaggio della motovedetta su cui si imbarca il capitano Willard, tanto per cominciare, simboleggiano, come in un microcosmo, le forze combattenti americane. Chef, il cuoco della marina, è quello che scivola con più angoscia in un mondo di totale follia e verità illusorie fomentate dall’effetto delle droghe assunte dai soldati americani in Vietnam, di solito adolescenti di povera famiglia indirizzati senza ritegno nella fossa come Clean (Lawrence Fishburne) originario del Bronx; o al contrario Lance, che rappresenta l’americano WASP, californiano e surfista, la cui inerzia si scontra con l’intensa violenza della guerra.
La versione aggiornata di ‘Apocalypse’ restituisce un capitano Willard ( Martin Sheen) più malizioso e scherzoso, ma il protagonista incarna soprattutto la coscienza lacerata e piangente dell’America. In preda ad un’angoscia soffocante ha l’incarico di inoltrarsi nella giungla per porre fine al regno del Colonnello Kurtz. Più che una missione, un calvario: proprio sulla falsariga delle scelte politiche degli Stati Uniti. Lungo quel fiume marcio Willard non riesce ad assorbire l’esagerata demenza di una guerra senza senso dove al nemico giallo si unisce la costante alterazione dei propri principi etici e morali che si ripresentano in un senso di colpa opprimente, come il fango delle paludi cambogiane. Ciò che Willard vede è la deriva assoluta di un conflitto dissennato al di là di ogni previsione.
Durante il suo viaggio Willard incontra l’eccentrico colonnello Kilgore (Robert Duvall) creato su misura sul prototipo del marine fanatico. Kilgore, fissato con il surf, vorrebbe che Lance facesse sfoggio della sua abilità di surfista sulle impetuose onde dell’oceano nel bel mezzo di un bombardamento. “Mi piace l’odore del Napalm” confessa pacatamente a Willard, riferendosi allo sballo provato ogni volta che la terribile sostanza costringeva un villaggio vietcong all’evacuazione. Ma la forma di invasamento più pacchiana è l’abitudine a condurre la sua squadriglia di elicotteri all’attacco sulle note roboanti della ‘Cavalcata delle Valchirie’ di Wagner. Una sintesi memorabile dell’esaltazione bellica.
Giunto nel regno di Kurtz, accolto da un esercito di indigeni agguerriti, Willard incontra il fotoreporter (Dennis Hopper) allucinato seguace delle teorie filosofiche del colonnello. Hopper inizialmente avrebbe dovuto interpretare un altro ruolo, ma Coppola gli fece indossare degli stracci da vietnamita, lo circondò con macchine fotografiche e si accorse dell’assoluta aderenza a un personaggio presente nelle pagine di Conrad. Hopper divenne così il ritratto della generazione hippy-psichedelica degli anni sessanta e delle loro perdizioni.
Senza nulla togliere agli altri tuttavia, è il colonnello Kurtz (Marlon Brando) il diamante nel cervello che come un proiettile squarcia il velo delle menzogne della sporca guerra. Il suo cranio rasato spunta come uno scintillante rigurgito dalle tenebre e si impadronisce della scena con il monologo leggendario in cui filosofeggia sul marciume del conflitto, sulla purezza dei gesti dei vietcong attinti dagli istinti primordiali. E’ lui il disertore da eliminare senza scrupoli. E’ lui ad essersi ribellato alla soggiogante, abnorme bugia che ha dato il via alla guerra. Completamente fuori di sè, in bilico tra saggezza zen e nitida follia ha costruito un regno onirico e brutale nel cuore oscuro della Cambogia. Tra teste mozzate e corpi decomposti assurge al ruolo di enigmatico Dio-Totem di una comunità di indigeni a lui succubi. Il senso di morte lo ha ormai ingoiato. Ha capito tutto: i motivi, le conseguenze, le cause, gli effetti della tremenda sconfitta. E l’impossibilità di tornare indietro.
La sua sagoma nera, quasi astratta, si lascerà pugnalare da Willard che lo libererà per sempre dal suo incubo e dal putrido scettro della sua abissale consapevolezza.





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